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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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speciale 


Germania 


RAF 

VERTICE G7 
LOTTA DI CLASSE 


Centro Sociale Leoncavallo 








Speciale Germania 

INDICE DEI CONTENUTI 


RAF 

1 RAFLAST.ZIP (03/06/92} Pag. 1 

Ultima lettera della Raf 

2 CLOCK129.WPS (u/06/92) Pag. 4 

Appello manifestazione a Bonn per i detenuti politici 

3 LETRAF.DOC (07/07/92) Pag. 5 

Lettera della Raf al meeting monaco 

4 LUTZ.ZIP (20/08/m Pag. 8 

Articolo di un detenuto RAF 

sulla liberazione dei prigionieri politici 

5 6421.ZIP (21/08/92) Pag. 12 

Articolo da Wild Cat 

sui gruppi armati in RFG 


VERTICE G7 

1 MONACO.DOC (26/04/92) 

Contro il vertice dei G7 

2 MONACO.TXT (10/06/92) 

Controcongresso - Vertice G7 Di Monaco 

3 G7.WPS (14/06/92) 

Programma contro convegno V.E.M. 

4 TRADWWG.TXT (11/ 07/92) 

Da Monaco in vista del vertice G7 (WWG) 

5 VERTICE (14/06/92) 

Storia dei vertici economici mondiali 

6 PIPPI.WPS (14/06/92) 

Giornale di Monaco su cariche assemblea antivertice 

7 TRIKO.ZIP (17/07/92) 

Da ”WWG“ 

Crisi del debito nei paesi in via di sviluppo 


Pag. 

19 

Pag. 

20 

Pag. 

21 

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22 

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25 

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27 

Pag. 

27 


LOTTA DI CLASSE 


1 

BERLI MAG.TXT (04/05/92) 

da Berlino sul Primo Maggio 1992 

Pag. 

31 

2 

BERLMETA.TXT (19/05/92) 

Da Berlino su lotte metalmeccanici 

Pag. 

31 

3 

STRIKE.ITA (21/05/92) 

Sciopero a Francoforte 

Pag. 

32 

4 

SCIOPERO.DOC (03/07/92) 

Sciopero in Germania OTV 

Pag. 

34 


ecn milano 










RAF 




1 

File : RAFLAST.ZIP 


L'ultima lettera della Rat 

A TUTTI QUELLI CHE STANNO 
CERCANDO COME POSSA ESSERE 
CONCRETAMENTE ORGANIZZATA 
E RAGGIUNTA UNA VITA UMANA, 

QUI ED IN TUTTO IL MONDO. 

Questo è quello che stiamo cercando anche noi. 

Ci sono migliaia di problemi sul tavolo che chie- 
dono una soluzione, se questi problemi non ver- 
ranno presto affrontati e risolti porteranno l'umanità 
alla catastrofe. Essi traggono la loro origine dal 
principio capitalistico per cui solo il profitto ed il 
potere hanno un valore e la gente e la natura gli 
sono sottomessi. 

Noi, la RAF, fin dal 1989 abbiamo cominciato una 
riflessione ed una discussione sempre più intensa 
sull'esperienza nostra e di coloro che nella 
Germania federale hanno una storia di resistenza; 
concludendo che per tutti non è possibile andare 
avanti così come è stato fatto fino ad ora. 

Siamo giunti alla conclusione che il problema è ri- 
definire una politica che sia in grado oggi di rag- 
giungere cambiamenti reali per la vita degli uomini 
e - nel lungo periodo - sottragga il monopolio della 
realtà ai governanti. 

Con questa intenzione è necessario rivedere la 
propria storia e tutta quella della resistenza, per ri- 
flettere su quanto di sbagliato abbiamo fatto, sulle 
esperienze importanti nostre o di altri, sul signifi- 
cato che queste possono avere per il futuro. 

Il punto di partenza era: 

1-11 fatto che noi tutti ci trovavamo di fronte ad 
una situazione completamente cambiata nei rap- 
porti di forza mondiali - disintegrazione del sistema 
degli stati socialisti, fine della guerra fredda. 

Ci siamo resi conto che l'idea di creare uno sfon- 
damento per la liberazione attraverso la lotta in- 
ternazionale è fallita. 

Le lotte di liberazione sono state complessiva- 
mente troppo deboli per vincere il comando di 
guerra imperialista su tutti i piani su cui si era 
esteso. 

Il crollo degli stati socialisti che è stato il risultato 
delle loro irrisolte contraddizioni interne, ha avuto 
effetti catastrofici per milioni di uomini in tutto il 
mondo e per tutti coloro che nel mondo lottano per 
la liberazione. 


Ma in questo modo è diventata ancora più chiara a 
tutti la necessità che le lotte di liberazione possono 
sviluppare le loro condizioni autentiche e gli scopi 
solo attraverso la coscienza dei popoli della propria 
storia specifica. Solo così può crescere una nuova 
forza internazionale. 

Questo è stato discusso da molti compagni del 
Terzo Mondo che hanno trovato e stabilito qui gli 
inizi di una nuova politica, che seguiremo anche 
noi qui. E' in questo che siamo legati a loro. 

2 - Ci siamo confrontati con il fatto che, il modo in 
cui abbiamo fatto politica negli anni prima del 
1989, ci ha reso politicamente più deboli anziché 
più forti. Per ragioni diverse qui non abbiamo più 
sviluppato potere di attrazione per la gente, ciò che 
rende possibile l'azione generale. 

Riconosciamo come errore centrale quello di es- 
serci relazionati troppo poco con gli altri che anche 
qui erano insorti e proprio per niente verso quelli 
che ancora non lo erano. 

E' divenuto chiaro per noi che dobbiamo cercare la 
gente e non possiamo andare avanti come prima, 
quando noi, come guerriglia, prendevamo tutte le 
decisioni e gli altri si orientavano su di noi. 
Abbiamo, a dire il vero, spesso affermato diversa- 
mente, ma la realtà era questa. 

Abbiamo ridotto fortemente la nostra politica ad 
attacchi contro le strategie imperialiste ed è man- 
cata la ricerca dì scopi positivi ed immediati, e di 
conseguenza del modo in cui, qui ed ora, possa 
cominciare ad esistere una alternativa sociale. 

Che qui ciò sia possibile, che iniziare qualcosa in 
questo modo funziona ce lo hanno dimostrato le 
esperienze che altri hanno fatto. Ma le nostre rela- 
zioni con quelle persone che erano vicino a noi 
erano determinate dal proposito di passare 
all'offensiva. In questa determinazione pertanto 
non c'era per essi nessuno spazio per sviluppare e 
per vivere i loro valori sociali nella vita quotidiana 
insieme a molti altri. 

Solo così saremmo potuti arrivare insieme ad una 
politica che poteva mostrare a più gente, anche 
quelli che vivono al dì fuori delle scene-ghetto, che 
la freddezza e l'impotenza nell'imperialismo non 
sono un destino come lo è la violenza della natura, 
ma piuttosto finiscono dove la gente realizza i 
propri bisogni e la propria solidarietà e comincia 
qui ed adesso a vivere in questo modo. 

Abbiamo tratto da ciò le conseguenze e per due 
anni cercato un processo parallelo di nuova deter- 
minazione ed intervento pratico. 

Pensavamo di poter creare, partendo da noi, un 
nuovo rapporto attraverso il modo in cui determi- 
niamo la nostra azione e in cui parliamo, e così 
rendere possibili le premesse necessarie per una 


1 




discussione comune, e da ciò una prospettiva co- 
mune insieme a più soggetti e gruppi. 

E' stato un errore non aver comunicato, nelle di- 
chiarazioni e nelle lettere, il nostro processo in 
modo continuativo, ma solo parzialmente come 
risultato delle nostre discussioni. Questo è solo 
l'inizio e presto parleremo di tutto in modo più ap- 
profondito. 

Dopo questi due anni abbiamo capito che ciò non 
era abbastanza, che così non potevamo aprire lo 
spazio per quello che consideriamo più importante 
ora e nel prossimo futuro; la discussione comune 
da tanto tempo necessaria e la costruzione di le- 
gami fra gruppi e soggetti differenti, qui dove essi 
vivono, partendo dal quotidiano delle persone in 
questa società che spinge molti nella necessità di 
prendere in mano la propria situazione e di cercare 
una soluzione insieme ad altri. 

Riteniamo che questo passaggio possa divenire la 
base di un potere, che noi chiamiamo contropotere 
dal basso e che ancora non esiste in questi ter- 
mini. 

Finché non sarà tangibile e disponibile un' alterna- 
tiva sociale alla distmzione e alla disperazione 
all'interno del sistema, il numero di quanti riman- 
gono emarginati, soli, senza prospettive, di quanti 
muoiono per droga o sono spinti al suicidio cre- 
scerà. E sempre più gente seguirà i fascisti. 

Alla luce delle nostre esperienze e delle discus- 
sioni con i compagni su tutti questi punti ora siamo 
sicuri che la guerriglia non può essere al centro di 
questo processo di sviluppo e di collegamento. 
Azioni dirette contro le vite delie autorità dello stato 
e dell'economia non possono favorire il processo 
necessario, perché esse aggravano la situazione 
generale per tutto ciò che sta nascendo e per tutti 
coloro che sono alla ricerca. 

La qualità di questi attacchi presuppone la chia- 
rezza di quali cambiamenti essi possono concre- 
tamente avviare. 

Ora, in un periodo in cui si tratta per tutti di ritro- 
varsi su nuove basi, questa chiarezza è impossi- 
bile. 

Così capiamo anche se qualcuno ci dice che con 
tali azioni prefiguriamo il risultato. 

Abbiamo deciso di ritirarci dali'escalation, il 
che significa che sospenderemo gli attentati 
contro i principali rappresentanti dell'eco- no- 
mia e dello stato, per il processo adesso ne- 
cessario. 

Questo processo di discussione e costruzione di 
contropotere dal basso include come parte asso- 
lutamente essenziale la lotta per la libertà dei pri- 
gionieri politici. 

Dopo 20 anni di stato di emergenza contro i pri- 
gionieri, torture ed annientamento si tratta ora ot- 


tenere il loro diritto alla vita, ottenere la loro libertà 
lottando. 

Il ministro della giustizia, Kinkel, con la sua dichia- 
razione di gennaio di liberare alcuni dei prigionieri 
"non idonei" alla detenzione (ndt: malati, ecc..) o 
che sono detenuti da lungo tempo, ha reso pub- 
blico, per la prima volta, da parte dello stato che ci 
sono frazioni nell'apparato che hanno compreso 
che la resistenza e le contraddizioni sociali non si 
devono combattere con mezzi poliziesco-militari. 
Da 20 anni hanno puntato sull'annientamento dei 
prigionieri. 

L'annuncio di Kinkel ha posto in questione se lo 
stato sia pronto a rinunciare alla sua strategia di 
annientamento, che trova dall'altra parte chiunque 
stia lottando per una vita autodeterminata, chi non 
è capitolato di fronte al potere dei soldi, chi con- 
verte e formula i propri interessi e scopi contraria- 
mente agli interessi del profitto. 

Dunque se lo stato ammette lo spazio per soluzioni 
politiche (se ci sono settori rappresentativi 
dell'economia che mettono il governo sotto pres- 
sione, non può essere che bene). 

Vogliamo avere la visione esatta della serietà 
dell'iniziativa di Kinkel. Fino ad adesso non c'è 
stato molto da vedere se non il fatto che Claudia 
Wannersdorfer è uscita solo qualche mese prima 
di quando avrebbe dovuto comunque essere rila- 
sciata. Gli altri "non idonei" alla detenzione, 
Guenter Sonneberg, Bernd Roesner, Isabel Jacob, 
Ali Jasen sono ancora detenuti. E Irmgard Moeller 
dopo 20 anni è ancora in carcere. Quanto alle 
condizioni di detenzione fino ad oggi non è miglio- 
rato niente. 

I 2/3 delle udienze di Nobert Hofmeier, Baerbel 
Perau e Thomes Thoene ricordavano 
l'inquisizione. Angelika Goder nonostante la sua 
malattia è stata minacciata di essere mandata in 
carcere. 

Nella notificazione dei nuovi processi contro i pri- 
gionieri, dai documenti delle dichiarazioni del teste 
principale viene espresso ancora il bisogno di 
vendetta dello stato ed il suo scopo di murare in 
eterno i prigionieri nel carcere, 

Sul quotidiano Welt, con riferimento al ministro 
della giustizia di Stoccarda, viene espressa 
l'immutata volontà di annientamento: se ci atte- 
nesse a loro, si potrebbe pensare alla liberazione 
di Guenter, che è ritenuto da ben 15 anni 
"inidoneo" al carcere, solo nel momento in cui egli 
si sottomettesse passivamente alle angherie re- 
pressive del carcere. Guenter viene definito 
"prigioniero renitente" poiché è solidale ed ha an- 
cora a che fare con i suoi amici. 

Così aizzano contro la sua liberazione. 


2 



Tutto questo contraddice pesantemente il fatto che 
da parte dello stato si intenda veramente iniziare a 
intraprendere un'altra condotta. 

I detenuti "inidonei" al carcere e coloro che 
sono detenuti da piu' tempo, devono uscire su- 
bito e tutti gli altri, fin dai loro rilascio, devono 
essere riuniti! 

Sarà un'importante stazione di scambio, se qual- 
cosa si muove nei prossimi tempi in questa dire- 
zione: da qui ognuno potrà capire in quale dire- 
zione si deve muovere il treno; se si affermerà la 
fazione dell'estabilishment che riconosce che si 
deve iniziare a fare delle concessioni per soluzioni 
politiche, 0 se si affermeranno i forcaioli e i man- 
giaferro.. 

Ciò si capirà non solo dal comportamento dello 
stato rispetto ai detenuti politici. Ci sono anche altri 
punti nodali in cui lo scambio dei binari diventa di- 
rettamente visibile. Là dove le lotte sono già così 
avanzate che hanno ottenuto degli spazi si capirà 
molto velocemente quanto essi ammettano solu- 
zioni politiche 0 quanto montino sul piede di 
guerra. 

Per esempio se, dopo 10 anni di lotte, intendano 
ancora contrastare il diritto all'esistenza dell' 
Hafenstrasse. 

Ma sul lungo periodo si tratta di molto di più: 

- Ci sono lotte dei detenuti sociali contro la deten- 
zione speciale e contro le condizioni inumane nelle 
carceri. Non deve più succedere che i detenuti po- 
litici inizino la strade dell'annien-tamento e poi altri 
dopo di loro la proseguano. 

Tutti i bracci di isolamento devono essere chiusi ! 

- Ci sono lotte per i centri, gli spazi abitativi e di 
vita portati avanti da molti che oggi qui non li 
hanno. 

- Vedremo fino a che punto gente dell'ex RTD do- 
vrà ancora essere costretta dalle procedure 
d'urgenza al ruolo di oggetti alienati nel sistema 
capitalistico o se potrà conquistare lo spazio per 
autodeterminare lo sviluppo. 

- E' una questione importante quanto ancora lo 
stato possa aizzare il razzismo contro i profughi e 
trattarli come “Untermenschen" (sub-umani), per 
scaricare le proprie responsabilità e quelle 
dell'economia della disoccupazione, dell'emer- 
genza casa, della miseria ecc. E quanto possa ri- 
spedire questa gente nella miseria che costante- 
mente contribuisce a produrre. 

- E'da tempo realtà che la polizia protegge i fasci- 
sti e aggredisce gli antifascisti e che perseguita 
fino alla morte i dimostranti come ad esempio 
Conny Wissmann, a cui spararono, tortura i rifugiati 
con gli elettroshock ecc. 

- La domanda è se i soldati tedeschi marceranno 
nuovamente contro altri popoli e per quanto ancora 


possano i regimi fascisti massacrare le popolazioni 
con armi e finanziamenti che provengono da qui. 
Come verranno sviluppate le lotte nella società ri- 
spetto a questi punti, che chiaramente non sono 
completi, sarà decisivo per lo spazio politico per le 
soluzioni che si riuscirà ad ottenere. 

Siccome non vorranno cedere su nessun punto, le 
lotte e la pressione sociale saranno sempre ne- 
cessarie per le nostre rivendicazioni. 

Da parte nostra, con il ritiro dall'escalation del con- 
fronto abbiamo fatto un grosso passo per aprire 
questo spazio politico. 

Adesso viene chiesto alla controparte dello stato 
come intenda comportarsi. 

E siccome oggi ancora nessuno lo sa, vogliamo 
proteggere il processo della discussione e 
dell'organizzazione. 

Se vorranno appiattire coloro che prendono in 
mano questo processo con i loro mezzi di repres- 
sione ed annientamento, dunque se si vorranno 
ristabilire sul piede di guerra allora per noi sarà fi- 
nita la fase di ritirata dall'escalation; non resteremo 
passivi a guardare. 

Se loro non ci lasciano vivere, cioè non lasciano 
vivere tutti coloro che lottano per una società 
umana, allora devono sapere che neanche le loro 
elites possono vivere. 

Anche se non è nel nostro interesse: alla guerra si 
può rispondere solo con la guerra. 

Rote Armee Fraktion 

10/4/1992 

(ndt: esìste un' errata-corrige della RAF che non ci è ancora 
pervenuta per cui non sappiamo dove sia collocata nel testo.) 

Stoccarda 15 maggio 1992 

Dopo 15 anni di carcere è stato rilasciato Guenter 
Sonnenberg dal carcere di Bruchsal, che era stato con- 
dannato all'ergastolo. La sua pericolosità non è giudicata 
"completamente superata" ma "il rischio ancora attuale" 
appare come sopportabile". 

Nell'aprile '78 Sonnenberg fu condannato all'ergastolo 
per aver tentato l'assassinio di due poliziotti con Verena 
Becker nel maggio '77. Durante il suo arresto al confine 
tedesco-svizzero era rimasto ferito riportando gravi 
conseguenze per il resto della sua vita. Colpito alla testa, 
riportò come conseguenze permanenti attacchi epilettici 
e disturbi del pensiero e della concentrazione così che gli 
appartenenti e simpatizzanti della Raf hanno sempre 
chiesto il suo rilascio, (da “Frankfurter Rundschau" 16-5-92) 


3 



2 File:CLOCK129.WPS 


22.5. 1992 

CLOCKWORK129a 
Informazioni sui procedimenti 129a 
e altri processi politici 

* Editoriale 

* Ergastolo per Gerhard Boeglein 

* Contriubuti "Per la libertà..." 

* La conferenza della commissione per i diritti 
umani dell'ONU. 


EDITORIALE 

Dalla ultima uscita sono usciti Claudia 
Wannersdorfer e Guenther Sonnenberg, due dei 5 
detenuti politici non in condizioni di rimanere in 
carcere, e Thomas Thoene e' stato rilasciato. In tal 
senso ci siamo molto rallegrati con tutti coloro che 
hanno lottato per questo dentro e fuori dal carcere! 

In questa edizione abbiamo cercato di 
documentare delle diverse posizioni sullo sviluppo 
attuale, sulla richiesta di livberta di tutti i detenuti 
politici. 

In tempi come gli attuali sarebbe necessa- 
rio fare uscire settimanalmente un giornale per 
coprire in maniera parziale tutte le cose. Noi siamo 
contenti del divenire obsoleto dei rituali pietrificati 
deio stato. Il 14 15 maggio la tv ARD e molti terzi 
programmi hanno trasmesso una intervista con 
Irmagard Moeller, Nanna Krabbe e Christine Kuby, 
tre giorni piu tardi e' apparsa nello spiegel una in- 
tervista di cinque pagine con irmgard Moeller. 

Il divieto di parola imposto per anni non e 
piu' in funzione - ed e' bene cosi! 

Che molto altro vada a muoversi, che 
venga definitivamente rotto l'isolamento, il neces- 
sario: la liberta' di tutti i detenuti politici va rag- 
giunta - per questo abbiamo fatto questo nuovo 
numero di clockwork e rimandiamo tra lo altro ma 
molto intensamente all'appello qui accanto! 

la redazione dì clockwork 

QUANDO SE NON ADESSO 
CHI SE NON NOI?! 

NOI CHIAMIAMO AD UNA MANIFESTAZIONE 
NAZIONALE PER IL 20 GIUGNO 1 992 A BONN 
INIZIO: ore 1 1 


PER LA VITA E LA LIBERTA' 

DEI DETENUTI POLITICI 

Molti hanno manifestato insieme con con noi (amici 
ed amiche, compagni/e, familiari) per le richieste 
dei detenuti-durante lo ultimo scipero della fame di 
tre anni fa dei detenuti politici. 

Queste richieste non sono state essen- 
zialmente realizzate fino ad ora! 

QUANDO SE NON ADESSO 
CHI, SE NON NOI?! 

Dopo oltre 20 anni di leggi speciali, di carcere di 
isolamento e 9 prigionieri morti, dopo oltre 20 anni 
di lotta collettiva dei detenuti e di appoggio pub- 
blico sempre maggiore, parte degli apparati dello 
stato si vedono costretti a mettere in questione il 
duro comportamento dello stato rispetto ai dete- 
nuti. 

Con il comunicato del 10 aprile 1992 la 
RAF ha deciso di cessare gli attacchi ai rappre- 
sentanti guida della economia e dello stato ai fini 
del processo ora necessario. 

In tal modo la RAF segna un taglio nella 
situazione attuale. 

Parlando per i detenuti della RAF e della 
resistenza Irmagard Moeller, da 20 (!) anni in car- 
cere, in una dichiarazione del 15 aprile 1992: 
"...che le rotture globali ed interne alla società' 
sono cosi profonde, che rendono impossibili per 
noi tutti una semplice prosecuzione della politica e 
della prassi degli anni 70 ed 80..." 

A questo appartiene assolutamente il fatto 
che i detenuti politici possano partecipare ai pro- 
cessi politici ora necessari. 

Vogliamo una discussione comune, che non e' 
possibile con le condizioni presenti. Queste condi- 
zioni devono cambiare - subito e per tutti! 

Tutti coloro che sono alla ricerca di vie di 
come su si possa organizzare e ralizzare riguardo 
a problemi molto concreti una vita degna della 
persona qui e a livello mondiale, sono invitati a 
venire a Bonn! Vogliamo andare per le strade 
perche' sappiamo che che dei passi concreti per il 
cambiamento della situazione dei detenuti non 
possono basarsi sul volontarismo ma devono ve- 
nire conquistati! 

Noi vogliamo andare a Bonn per chiedere 
al governo i binari di una soluzione politica per tutti 
i detenuti politici. Ciò' significa decidere il rilascio di 
tutti i detenuti poltici e di intraprendere tutte le mi- 
sure necessarie affinché' i detenuti escano in un 
periodo di tempo visibile. 


4 




I primi passi in tal senso consistono nella 
liberazione immediata dei detenuti che non pos- 
sono rimanere in carcere per motivi di salute quali 
Bernd Roessner, Guenter Sonnenberg e Ali 
Janssen. Ute HIadki e Angelika Goder devono ri- 
manere fuori per gli stessi motivi. 

Per tutti i detenuti della RAF e della resi- 
stenza noi richiediamo come prima cosa e come 
primo e subito possibile passo il loro raggruppa- 
mento e il superamento di tutte le misure speciali, 
che limitano la loro possibilità' di comunicare. In tal 
senso anche la chiusura dei procedimenti contro 
alcuni detenuti della RAF che si basano sulle di- 
chiarazioni dei pentiti. 

E; la liberazione dei detenuti politici non 
può' venire condizionata da degli interrogatori in- 
quisitori. 

La soluzione poltica significa pero' anche: 

La chiusura di tutte le carceri di isolamento 
e dei bracci speciali. 

Tutti i detenuti che non possono restare in 
carcere devono venire rilasciati. 

Vanno inoltre chiuse tutte le misure re- 
pressive contro coloro che si impegnano per la vita 
e la liberta' dei detenuti politici. 


Amici ed amiche, compagni/e dei detenuti politici 
della RFT 

(Lista parziale dei firmatari: Soccorso colorato 
Darmstadt, Infobuero Stoccarda, iniziativa per il 
raggruppamento di Heidelberg, Infobuero 
Karlsruhe, Infoladen di Bonn, red house 
Duesseldorf, la redazione di clockwork 129a, fino 
al 10 maggio 1992) 

Indirizzo per contatti: Infoladen Bonn 
Wolfstr.lO/Hinterhaus, 5300 Bonn 1 


3 File : LETRAF.DOC 


SALUTIAMO TUTTI I PARTECIPANTI E 
LE PARTECIPANTI ALLA 
MANIFESTAZIONE ED AL CONGRESSO 
INTERNAZIONALE CONTRO IL 
VERTICE ECONOMICO MONDIALE A 
MONACO 

Noi ci rallegriamo, che voi siate convenuti a questa 
manifestazione ed al congresso, nonostante i 
massicci tentativi delle truppe di guardie di Stoiber 
e l'accanimento dei media, al fine di manganellare 
e distruggere la vostra organizzazione e la vostra 
preparazione. 

Noi viviamo oggi in un periodo in cui noi tutti siamo 
confrontati con le conseguenze catastrofiche del 
mercato capitalistico, per questo motivo riteniamo 
importante per tutti coloro che sono alla ricerca di 
strade di attuazione di una vita dignitosa, di orga- 
nizzare la discussione a livello internazionale al di 
la' dei confini e dei continenti. 

Nonostante gli sviluppi diversi delle lotte e delle 
condizioni vi e' una ricerca comune rispetto a come 
possono venire conquistate da parte nostra delie 
soluzioni urgenti per la vita degli esseri umani, 
contro la politica di dominio mondiale degli stati del 
g7, che intende cementare definitivamente il potere 
del sistema del capitale sulle persone e sulla na- 
tura. 

Noi riteniamo importante che voi vi contrapponiate 
ai festeggiamenti dei 500 anni di dominio imperia- 
lista con questo congresso,con la manifestazione e 
con le giornate di mobilitazione, e cioè' il fatto che, 
dalla nostra parte - dalla parte degli oppressi - 
vivano la storia e la coscienza delle lotte. 

La lotta per una vita senza dominio esisterà' finche' 
esisterà' questo sistema imperialista,che misura il 
valore della natura e della vita umana secondo la 
valorizzazione per il capitale??? La lotta per la li- 
berazione del valore introiettato del sistema, contro 
il razzismo e l'oppressione sessista ci sara' finche' 
ovunque esisteranno valori e strutture che pro- 
vengono dalla dignità' di tutte le persone. 

Con questo congresso avete creato una possibilità' 
di scambiarsi delle esperienze e di imparare uno/a 
dall'altro/a ad arrivare a delle valutazioni comuni e 
di potere a partendo da questo, incominciare una 
elaborazione di strategie comuni. 

Nella situazione odierna noi riteniamo estrema- 
mente importante, nonostante che la lotta qui da 
noi ci riguardi come quella a livello internazionale; 
che ci debba essere una comprensione sugli ob- 
biettivi comuni concreti e sulle richieste. 


5 




Noi dobbiamo elaborare un progetto rispetto a 
come possiamo e con quaie tipo di passaggi 
strappare aiie classi dominanti la determinazione 
su uomo e natura - a monaco come a rio, los an- 
geles o maputo.in Palestina come in kurdistan - di 
ribaltare lo sviluppo catastrofico globale. 

Un processo di appropriazione dal basso sfocierà' 
in lotte concrete e in richieste concrete, le cose di 
cui la gente ha- bisogno per vivere, ad esempio nel 
caso della lotta per lo spazio abitativo e di vita, 
contro il lavoro distruttivo e privato di senso, contro 
l'annientamento deH'ambiente, per le lotte dei de- 
tenuti, l'organizzazione delia tutela dei rifugiati e la 
mobilitazione antifascista fino alla richiesta di 
cancella zione dei debiti o dei pagamenti di inden- 
nizzo da parte degli stati imperialisti ai popoli colo- 
nizzati 

Noi qui nella RFT abbiamo una grossa 
responsabilità' rispetto a questo processo, perche' 
noi abbiamo ad avere a che fare con uno stato, il 
cui potenziale di distruzione e' enorme, all'interno 
hanno creato un clima reazionario, che ha qui 
condotto alla mobilitazione razzista nella guerra 
quotidiana contro i rifugiati. 

Noi vogliamo utilizzare tramite questa lettera la 
possibilità', soprattutto rispetto ai compagni e alle 
compagne di altri paesi che sono venuti qui, di 
rendere trasparente il nostro passaggio dell'aprile 
92 - di ritirare l'escalation dalla nostra parte. 

E' un passsaggio che deriva dalla nostra situazione 
particolare nella rft. Noi con questo non mettiamo 
in questione la lotta armata negli altri paesi; la no- 
stra profonda solidarietà' va a tutti coloro, che lot- 
tano per la liberazione in tutto il mondo. 

E' ovunque la ricerca dei e delle combattenti di 
decìdere a partire dalle loro condizioni e processi 
su quali mezzi e forme ed in quale periodo ve ne 
sia bisogno e dove e come vengano utilizzati. 

Vi diciamo qualcosa della nostra storia. 

Noi, la raf, siamo nati/e all'inizio degli anni 70 nella 
fase delle rotture a livello mondiale in direzione 
della liberazione e della mobilitazione per il Viet- 
nam. 

La nostra insorgenza era possibile in un periodo in 
chi molta gente era venuta fuori con la rivolta del 
68; in questo paese in cui dopo auschwitz non c'e' 
stata una forma di confronto sociale con il passato 
nazista e che i nazisti erano stati reintegrati in tutti 
settori dello stato e delia economia, al posto dì 
questo venivano perseguitati gli antifascisti e i co- 
munisti e venne attuato il riarmo contro tutti coloro 
che volevano la rottura nei fatti con il passato fa- 
scista. Contro questa realta' piatta ed opprimente 
nella germanio del dopo guerra di sviluppare muovi 
valori emancipatori ed anticapitalistici in tutti gli 


ambiti della vita, per esempio strutture di base de- 
mocratiche nelle scuole ed università', il vivere in- 
sieme nelle comuni contro la costrizione della pic- 
cola famiglia, l'organizzazione delle donne contro il 
loro ruolo tradizionale e la loro oppressione nella 
società' e anche all'interno della sinistra. 

Durante la guerra del Vietnam il nostro paese era il 
punto di svolta piu' importante per il genocidio degli 
usa verso il popolo vietnamita. 

Noi ci siamo uniti alla rivolta mondiale contro 
l'imperialismo. 

Allora la liberta' di manovra deH'imperialismo ri- 
spetto ai movimenti della liberazione nazionale nel 
sud (del mondo) era limitata a causa dell'esistenza 
dell'unione sovietica . 

In questo rapporto di forze globale noi abbiamo 
determinato la nostra lotta per il cambiamento qui 
come parte del fronte di liberazione internazionale, 
esisteva per noi la prospettiva diretta nella lotta 
contemporanea internazionale al fine di creare la 
rottura per la liberazione. 

Anche se il conseguimento delle lotte a partire 
dalla fine degli anni settanta potè' venire bloccato 
dall'imperialismo, la nostra politica fino oltre la 
meta' degli anni 80 era determinata centralmente 
rispetto a questa coordinata. Noi abbiamo negli 
anni 80 impiegato la nostra forza al fine di conte- 
nere il roll-back imperialista., secondo il quale la 
ruota della storia andava riportata indietro prima 
della rivoluzione d'ottobre. noi volevamo ricostruire 
il rapporto di forze a favore della nostra parte. 

Nelle varie fasi della nostra lotta di 22 anni siamo 
intervenuti come guerriglia metropolitana contro il 
piani di dominio mondiale dell'imperialismo, contro 
la politica usa,contro la nato, contro la formazione 
del blocco europeo occidentale e contro lo sviluppo 
della grande germanio in una potenza mondiale e 
contro il "nuovo ordine mondiale". 

Al piu' tardi negli anni 80 con l'annessione della 
RDT da parte della RFT già' attuata, cosi' che una 
fase storica incominciata con la rivoluzione 
d'ottobre, andava a passi veloci verso la sua con- 
clusione. 

Tuttavia non ce l'abbiamo fatta a iniziare una di- 
scussione che si confronti con questo fatto e che al 
contempo sviluppi nuove indicazioni a partire dalla 
storia delle lotte - quelle forti e quelle deboli. 

Con le nostre azioni noi intendevamo, in questa 
situazione, nella quale qui nella società' si accen- 
tuavano sempre di piu' le contraddizioni e dove vi 
erano lotte rispetto a varie questioni, sulle quali noi 
ci siamo rapportati, per contribuire ad un processo 
di discussione rispetto a nuovi orientamenti e per la 
costruzione di un contropotere da basso. 

Con le nostre azioni siamo arrivanti ad un limite. 
Non potevamo mettere in movimento i processi 


6 



che noi riteniamo necessari ne' potevamo rompere 
l'impotenza di molti e la rassegnazione rispetto al 
potere mondiale del capitale. 

Proprio la nostra ultima azione, che era diretta 
contro il capo della treuhand (la fiduciaria che ha 
"rilevato" l'ex rdt) rohwedder ce l'ha fatto capire. 
Con questa azione siamo intervenuti in questo 
paese in una situazione sociale completamente 
nuova dopo l'annessione della RDT. La sua deter- 
minazione immediata, di contrapporre anche la 
nostra forza al rullo compressore diretto contro la 
gente dell'ex-rdt e di costituire un rapporto rispetto 
alle lotte da quella parte.oggi noi sappiamo che 
questo processo derivante da due realta' sociali 
completamente diverse ed esperienze, rispetto ad 
una lotta comune, richiede confronti intensivi e 
comprensione reciproca . 

Apprendere l'uno dall'altro rispetto alle differenti 
storie e questa e' la condizione necessaria di un 
contropotere comune. 

Naturalmente vi sono state molte persone che si 
sono rallegrate rispetto alle nostre azioni - mai i 
nostri attacchi non hanno dato a malapena origine 
a discussioni e a processi di organizzazione e che 
da se' non arginano in maniera effettiva i delitti 
delle classi dominanti. 

Rispetto a tutto questo abbiamo bisogno ora della 
cesura per un nuovo inizio. 

Noi abbiamo bisogno di una discussione aperta 
sulle nuove basi ed concezioni per cui divenga 
possibile sviluppare nuovi pensieri e rappresenta- 
zioni rispetto al processo di trasformazione. 

La cesura significa anche la appropriazione della 
storia delle lotte, lo sforzo di comprendere gli errori, 
per non ripeterli e di portarsi con se' le esperienze 
positive. 

Noi sappiamo che ci sono delle compagne e 
compagni che hanno trovato contraddittoria la no- 
stra decisione di aprile, rispetto alla situazione 
complessiva accentuata e della guerra che sta 
escalando in questo momento contro il popolo 
kurdo, portata avanti dallo stato turco con le armi e 
il denaro tedesco. 

Non vi e' dubbio che noi riteniamo importante la 
resistenza contro la politica di potere dalla grande 
germanio sia all'interno sia aH'esterno e che il 
processo ora necessario non può' essere solo un 
processo di discussioni, ma per noi la cosa chiara 
e' che questo processo non possiamo oggi portarlo 
avanti con delle azioni armate. 

Per questo primo inizio avviamo bisogno di una 
discussione comune, profonda e radicale. 

Rispetto alle rotture globali che hanno come con- 
seguenza a livello mondiale che il numero di per- 
sone di cui il capitale non ha piu' bisogno e' sem- 


pre in crescita e che nella sua logica non hanno 
piu' legittimazione a esistere e che la realta' della 
vita opprimente non e' piu' sopportabile e' una cosa 
chiara, che noi dobbiamo di conseguenza inserire 
delle riflessioni completamente nuove ai fini di un 
processo di trasformazione. 

Per noi qui si pone il problema di come possa 
sorgere un contro potere dal basso che abbia 
sempre il potere di attrarre piu' persone,che qui 
nella grande germania marginalizzate e per tutti 
coloro che rifiutano il capitalismo e la sua ideolo- 
gia,che cercano una nuova realta' sociale con cri- 
teri umani. 

La storia deH'addomesticamento centenario delle 
persone al dominio del capitale le ha estraniate dal 
senso sociale della loro vita ed attività', a partire da 
questo dato della mancanza di alternative real- 
mente affrontabili noi si spieghiamo perche' negli 
ultimi anni la violenza reciproca, l'imbruttimento 
rispetto alla realta' brutale esistente, la violenza 
razzista e sessista siano aumentate e in maniera 
forte, senza la costruzione di strutture/connessioni 
tra le varie persone che prendano in gestione di- 
retta i problemi con i quali sono confrontati quoti- 
dianamente e che lottino per soluzioni concrete, e' 
la premessa molto piu' prossima in questa società' 
molto piu' vicina che gli sviluppi distruttivi oppure 
autodistruttivi diventino sempre piu' forti e la mobi- 
litazione fascista si allarghi. 

Sviluppare il nuovo, di conquistare con la lotta il 
sociale tra la gente, e' una domanda rivolta a tutti 
coloro che non si vogliono sottoporre al potere del 
denaro. Noi in questo vediamo la premessa per 
potere costruire qui un contropotere rilevante a li- 
vello sociale. 

Creare questo e' anche la nostra responsabilità' 
speciale rispetto a tutti coloro che in tutto il mondo 
lottano per le trasformazioni e rispetto a tutti i po- 
poli oppressi, perche' e' una questione decisiva ,se 
la grande germania per la sua politica di potenza 
mondiale qui nelH'interno abbia le spalle coperte, 
oppure che in questa società' cresca una co- 
scienza ,che derivi dalla solidarietà' reciproca dei 
popoli che ponga dei limiti alla politica di dominio . 
Noi dobbiamo riuscire a mettere in movimento 
un'altro sviluppo sociale nel quali si trovi della 
gente che possa di nuovo vedere come prospettiva 
reale,la possibilità' di superare il sistema capitali- 
stico e i suoi valori che disprezzano l'uomo, quindi 
un movimento che anche oggi costruisca nuovi 
contenuti,valori e trasformazioni concrete-perche' 
non sono degli obbiettivi che possono venire ri- 
mandati a "dopo la rivoluzione". 

Noi abbiamo terminato con la lettera del 10.4. una 
lunga fase della nostra storia,questa e' la nostra 


7 



decisione che ora vogliamo questo processo da 
parte nostra di riflessione e di nuova determina- 
zione per lo sviluppo della nostra parte -questo 
non ha nulla a che fare con lo stato. 

Questo stato ha cercato per 22 anni, di cancellare 
con tutti i mezzi la raf e i prigionieri della raf e delle 
lotte di resistenza. 

In tal senso ha fallito e questa e' la nostra posi- 
zione di partenza con la quale noi entriamo nella 
nuova fase. 

Se lo stato vuole abbattere questo processo, c'e' 
una domanda aperta a tutti, di come noi allora lot- 
teremo per realizzare le nostre progettualità' a 
proposito e noi non ci sottrarremo alla responsabi- 
lità'. 

Abbiamo detto che per noi una componente es- 
senziale del processo ora necessario di costru- 
zione coniste nel conquistare ia liberta' dei nostri 
compagni/compagne prigioniere. 

Se ora noi parliamo del fatto che si possa attuare 
una soluzione politica nello scontro per la loro li- 
bertà' questo e' un risultato di lotte di anni. 

La liberta' di tutti i detenuti politici in un periodo 
prevedibile può' venire ottenuta solo con un pro- 
cesso di lotta. 

Deve essere il compito di tutti coloro che vogliono 
la fine della tortura e la liberta' dei detenuti, di as- 
sumere ed iniziativa in questa lotta. 

Noi vogliamo una prospettiva di vita reale per i no- 
stri compagni e compagne detenute e per i dete- 
nuti di tutte le lotte di iiberazione; noi le vogliamo 
per tutti e con tutti coloro che vogliaono ottenere 
con la lotta una direzione di vita umana per se' e 
per tutti gli oppressi e i senza diritti presenti su 
questo mondo 

29.6.92. 

rote armee fraktìon 


4 File : LUTZ.ZIP 


da Konkret 8/92 
LUTZ TAUFER 

LETTERA AD UN DETENUTO 

Molte madri danesi hanno votato ultimamente 
contro i trattati di Maastricht, perche' non vole- 
vano,che i loro figli morissero negli annunciati im- 
pieghi di un esercito della Cee o della KSZE 
(Conferenza sicurezza europea NdT). Come si 
spiega la contraddizione tra l'annunciata volontà' di 
riconciliazione del primo ministro federale alla 
Giustizia Kinkei e la politica estera dichiaratamente 
piu' dura del successore di Genscher? Come può' 
mettersi in bocca la parola riconciliazione e con- 
temporaneamente porre i binari per un intervento a 
livello mondiale dell'esercito federale? 
lo avevo già' accennato nell'intervista alla NDR che 
Kinkei ha portato in gioco la parola riconciliazione 
non in quanto ministro della Giustizia ma in quanto 
futuro ministro agli Esteri. 

Quando nei 1 982 il governo KohI e' arrivato al po- 
tere, le drammatiche trasformazioni politiche a li- 
vello mondiale - la caduta di una parte sempre piu' 
grande della umanità' al di fuori di una produzione 
e riproduzione elementare,la rovina della URSS e 
degli stati del Patto di Varsavia, l'accentuazione 
della società' dei 2 terzi, non ultima l'annessione 
della Rdt - non erano ancora in vista. "In realta' 
non vi era nessuno al mondo - soprattutto nean- 
che i tedeschi - che fossero preparati politica- 
mente a questo giorno", cosi' disse (il presidente 
tedesco Ndt) Weizsaecker. Lo stato RFt di allora e 
la sua società' dovevano venire allenate per la lotta 
per l'egemonia all'Interno della Cee e la concor- 
renza sempre piu' agguerrita sui mercati mondiali. 
Con questo scopo si e' fatto largo nella vecchia 
repubblica federale un egoismo primitivo, orientato 
ad ogni tipo di vantaggio immediato. Questo e' si- 
curamente lo stadio culturale adeguato per lottare 
in Europa per raggiungere la vetta. E sicuramente 
la capacita' e la mancanza di scrupoli di riuscirci e 
di prendere e' sufficiente. Ma ora la situazione na- 
zionale come internazionale si e' modificata com- 
pletamente. L'egoismo primitivo instillato dal go- 
verno KohI e dai neoliberali si ritrova già' di tra- 
verso rispetto alla presa della Rdt. 
Improvvisamente dovrebbe andare tutto nell'altra 
direzione: Piu' scarse divengono le risorse, piu' 
"solidarietà"' andrebbe dimostrata dalla popola- 
zione. Molto spesso do' significa solo il masche- 
ramento della rapina sui salari e della liquidazione 
dell'infrastruttura sociale. Cresce la resistenza a 


8 




proposito. Mai come negii ultimi decenni la rabbia 
era cosi' grande rispetto a “quelli lassù'". 

Ora immaginati, che l'esercito federale si trovi 
prossimamente da qualche parte in Africa, Asia, 
Medio Oriente in un grosso impiego bellico - delle 
dimensioni della Guerra nel Golfo. Gli aerei da 
trasporto atterrano a Monaco ed Amburgo, pieni di 
bare di giovani da Duesseldorf e Dresda, 
Eisenhuettenstadt e Sindelfingen. Che credi che 
succederà' nei cuori e nelle teste della gente che 
vive qui? Weizsaecker si lamentava di un "bisogno 
forte di orientamento da parte delia società'" e che 
" il compito politico di guida e concettualita' e' in- 
sufficente". 

Si tratta quindi di do' che comunemente viene 
compreso sotto il concetto della "unita' interna" 
oppure delia questione nazionale e cioè' delle 
condizioni intersocietarie, che oggi, dal momento 
che la grande potenza Germania vuole diventare 
attiva dal punto di vista politico militare a livello 
mondiale, riveste una rilevanza internazionale. 
Come sai, simili eventi bellici che scuotono le sin- 
gole persone e la società' nel profondo, costitui- 
scono spesso causa di reazioni corrispondente- 
mente radicali delia popolazione - questo e' valido 
per la Comune di Parigi, che nacque durante il 
conflitto francotedesco del 1870/71 e la 
Rivoluzione d'ottobre, che senza la prima guerra 
mondiale non sarebbe avvenuta come pure la ri- 
voluzione del novembre 1918 nel nostro paese. La 
seconda guerra mondiale ha portato a dei risultati 
sociali tramite i partigiani di Tito che erano cosi' 
senza speranze e che ora-dopo gli sconvolgimenti 
di queste lotte li' sono stati tanto poco rielaborati 
come d'altronde in Germania, affondano di nuovo 
in cenere. 

Hitler, che cercava le cause della sconfitta della 
Germania nella prima guerra mondiale, arrivo' in tal 
modo alla leggenda della coltellata alla schiena. 
Lui era dell'opinione che questa sconfitta nella 
prima guerra mondiale avesse soprattutto due 
cause: a) che il regime dell'impero non avesse di- 
strutto il movimento operaio politico e che b) il re- 
gime non avesse portato dietro di se' la popola- 
zione lavoratrice tramite certe misure di assistenza 
sociale e l'educazione delle masse - , permettendo 
in tal modo ai "criminali di novembre" come lui 
chiamava i rivoluzionari del novembre del 1918 di 
tirare a se' soprattutto i lavoratori. Hitler ne trasse 
la conseguenza, che la base sociale della lotta per 
l'egemonia mondiale deH'imperialismo tedesco 
dovesse essere la formazione di una "Comunità' di 
popolo" con una a) miglioramento delle condizioni 
di vita di larghe masse della popolazione e b) un 
sistema di terrore diffuso per riconciliare forzata- 
mente soprattutto i contrasti di classe interni. 


L'invenzione del turismo di massa per gli operai 
tedeschi e le loro famiglie e la scoperta dei campi 
di concentramento erano solo due facce della 
stessa medaglia. Chi non si adattava al sistema 
dell'assistenza e della gratificazione, della tutela e 
della privazione della dignità', veniva colpito dal 
terrore. 

Ora Kinkel non e sicuramente Hitler e 
l'imperialismo tedesco non e' il fascismo, e non 
deve per forza essere una guerra delle dimensioni 
della Guerra del Golfo, nella quale l'esercito fede- 
rale potrebbe venire utilizzato - ma la mentalità' di 
quella società' che era utile allo stato RFT, per la 
conquista di posizioni di guida economiche nel 
mondo, non risulta utile per la politica da grande 
potenza imperialista. Fin dai tempi di Clausewitz si 
sa che la capacita' di condurre una guerra (o di 
poter minacciarla in maniera credibile, per far 
passare determinati interessi), dipende in primis 
dal fatto che sia abbia o non si abbia dietro di se' la 
propria popolazione. 

Ai politici in questo paese questo rapporto e' sicu- 
ramente cosciente. Al contrario di alcuni 
"rivoluzionari" moralisti in arrivo che vogliono de- 
nunciare la RAF in quanto riformista perche' dice: 
Noi dobbiamo lasciare il nostro ghetto, dobbiamo 
tornare nella società', altre persone vedono la si- 
tuazione piu' chiaramente, perche' piu' unbefan- 
gen. Il contesto a cui tu ti riferisci, tra il parlare in 
circolo della sinistra, che li ostacola ad arrivare alla 
gente, e la spinta quella che tu dici, che ci sia di 
nuovo la violenza da parte della destra, Huidobro 
lo ha visto con molta chiarezza l'anno scorso in 
maniera molto simile. Lui pensava che la sinistra 
tedesca falliva per una terza volta nella storia se 
lasciava di nuovo la questione nazionale alla de- 
stra. Quando io ho posto alla discussione quello 
che lui mi aveva detto a proposito, la maggior parte 
delle persone hanno reagito con delle lezioni sco- 
lastiche rispetto al tema della "questione nazio- 
nale". 

Ora un simile concetto per noi della sinistra tede- 
sca e' qualcosa di completamente diverso rispetto 
ad un compagno di un altro paese come l'Uruguay. 
Qualcosa di molto bloccato, anzi che incute paura. 
Giustamente. Ma ci si potrebbe porre il problema di 
che cosa voleva veramente dire questo compagno 
da prendere sul serio? Ha descritto qualcosa forse 
di essenziale - rinchiuso nel suo mondo di espe- 
rienza - con un concetto inessenziale per le con- 
dizioni qui presenti? Kinkel e Weizsaecker in fondo 
si appropriano del tema. 

lo penso che l'iniziativa di Kinkel abbia qualcosa a 
che fare con la ristrutturazione della Rft in qualche 
cosa di diverso, in quella che deve diventare la 
grande potenza Germania in una società' che as- 


9 



sume e rielabora in maniera effettiva o presunta i 
problemi comuni, invece di negarsi sulla base 
dell'egoismo e del particolarsismo, a causa di con- 
trasti di interesse di classe o di gruppo: gli attacchi 
del capitale e dello stato sullo standard di vita e/o 
la esistenza garantita portano a dei conflitti cre- 
scenti economici sociali, a dei conflitti di classe; 
contro il sopravvento sulla Rdt in stile coloniale, 
contro la tutela e la privazione della dignita',cresce 
la resistenza militante; la socialità', dopo 25 anni di 
repressione ed esproprio della forza innovativa 
sociale dal basso che appare solo come manife- 
stazione dall'alto, si e' rotta nell'Immagine di una 
casta di politici e di burocrati identificata come 
corrotta; infine la "svolta spirituale morale" del 
neoliberalismo avvenuta nel 1982 opera una fis- 
sazione sul vantaggio momentaneo e in tal modo 
un effetto catenaccio rispetto alla socialità', 
lo"spirito comunitario", in fondo sulla prospettiva. 

Il razzismo ora in crescita e' del tipo escludente - 
diversamente dal razzismo nel fascismo di Hitler 
che in ogni caso nella stadio progredito si trovava 
nell'ideologia della razza padrona di natura espan- 
siva e in tal modo poteva farsi veicolo delle guerre 
di conquista del mondo del capitalismo tedesco. 
"La barca e' piena" - può' sicuramente trasformarsi 
in un'offensiva, ma ancora una simile mentalità' di 
isolamento e di separatezza al piu' sembra indi- 
rizzarsi contro il progetto dell'Europa complessiva. 
Tutto do' trascina apertamente dei tratti di isola- 
zionismo e di particolarismo, di ritirata e di rifiuto. 
La politica di una frammentazione primitiva ed 
egoistica della società' 

La questione non e' quindi "noi contro loro" - la 
questione e' di natura sociale (cosa che per la 
gente di sinistra dovrebbe essere una faccenda 
ovvia!) E al contempo diviene chiaro quale rile- 
vanza internazionalista abbiano le condizioni in- 
tersociali in Germania. 

Noi possiamo in questa situazione (della quale io 
ho citato solo alcuni aspetti) reagire in due modi; 
Noi rinneghiamo l'iniziativa di (...) lasciamo. Noi 
non ci lasciamo utilizzare per una ricostruzione 
della mentalità' sociale imperialista. Rispetto al 
fatto che l'imperialismo compia un'escalation sia a 
livello internazionale come all'interno dello stato, e' 
follia di parlare da parte nostra di de-escalation. 
Lottare armati in una condizione talmente accen- 
tuata diviene un "dovere dannatamente morale". In 
una situazione dove i militanti vengono attaccati 
sempre piu' duramente nelle strade dagli sbirri 
(vedi il G7, Mannheim) non possiamo mettere in 
discussione la militanza, dobbiamo organizzare 
contropotere (controviolenza). 

Questo e' il discorso del ghetto, come ora viene 
piu' 0 meno portato avanti, che nella cornice di una 


responsabilità' che va fino ai confini del ghetto 
pone dei quesiti giusti e da' delle risposte giuste - 
che secondo la mia impressione ma soprattutto 
caratterizzato dal fatto,che degli sviluppi comples- 
sivi non prende quasi nota. Come molti tedeschi 
pensano, di poter fuggire di fronte ad un mondo di 
conflitti cosi' drammaticamente accentuantisi rifu- 
giandosi dietro una semplice accampamento di 
automobili cosi'come queste persone di sinistra 
vogliono ritirarsi in Germania nel loro ghetto. Se si 
intraprende questa via, noi finiremo in un paio di 
anni in una situazione nella quale la sinistra degli 
USA si trova danni. E come si possa di nuovo ve- 
nirne fuori io non lo so proprio. 

Altri pensano che si tratta di uno cambio di scuola 
programmatico dall'antimperialista al socialrivolu- 
zionario. Ma tramite il conto delle manifestazioni di 
crisi e di decadimento e gli appelli connessi "Noi 
dobbiamo"non usciamo dal ghetto. No, una ripeti- 
zione della strategia dei gruppi marginali degli anni 
70 non può' ora essere veramente piu' data. Con 
una simile idea superficiale del nuovo inizio il 
vecchio ci ricupererà' molto velocemente. 

Quando io anni fa agitavo la fattibilità' della lotta 
armata che agiva oltre tutto in uno spazio privo di 
aria, mi criticava un compagno: "La cosa piu' im- 
portante e' tuttavia che tu trovi giusta la politica". Il 
rapporto del compagno era solo tìpico per questa 
mentalita',essa divenne in qualche modo domi- 
nante. Nella prima meta' degli anni 70 la RAF di- 
ceva "Qgnuno e' il gruppo" credo che fosse Ulrike. 
Noi non volevamo degli adepti. Avevamo speri- 
mentato di come i movimenti di liberazione proprio 
nelle metropoli avessero attirato delle masse di 
adepti, avevamo sperimentato come questi chiac- 
cheroni che si davano importanza si abbronzavano 
alla luce delle lotte di liberazione di altre persone e 
popoli, a cui essi addirittura volevano ripartire delle 
lezioni di strategia. Leila Khaied ha descrìtto que- 
sta concretizzazione specifica nella sua autobio- 
grafia, Amilcar Cabrai ne ha parlato nelle sue de- 
scrizioni riguardo alle due forme della solidarietà'. - 
Era rincuorante di come vi era qualcosa di comune 
nel vedere di come questi "rivoluzionari" 
"prendevano parte" nelle loro osterie o comuni alla 
lotta di questo o quella lotta dì liberazione, la 
sfruttavano come occasione di sottrarsi alla propria 
iniziativa. 

Se la RAF nella sua prima fase diceva: "Ognuno e' 
il gruppo", questo significava: ognuna e ognuno 
deve portarsi al punto di poterlo fare. Rispetto al 
parassitismo "rivoluzionario" era completamente 
contrapposto. Ed era tra l'altro lo spirito della rot- 
tura, della rivolta contro le false autorità' e le circo- 
stanze bloccate in maniera autoritaria: ognuno e 


IO 



ognuna può' farlo lui/lei stessa e molto meglio. Se i 
detenuti dei primi anni 70 parlavano sempre e 
continuamente nelle loro discussioni veicolate tra- 
mite l'Info sulle loro esperienze e il vissuto sogget- 
tivo, si impegnavano in maniera intensiva di com- 
prenderle, per portarsi piu' avanti, questo era una 
parte di questo processo di emancipazione, di 
agire e pensare autonomo - e l'organizzazione, 
non dell'azione armata ma della politica armata, 
dovevano costruire una identità'. La pretesa di 
avanguardia delia RAF nella sua prima fase non 
derivo' come ultima cosa da questo tentativo radi- 
cale di superare la concretizzazione della politica di 
sinistra specifica delle metropoli. 

Nel corso degli anni ha avuto luogo una separa- 
zione di ambedue i principi delia iniziativa propria e 
delia lotta rivoluzionaria. Ad un certo punto divenne 
di importanza crescente, che la gente fuori 
"trovasse giusta" "la politica" o la lotta armata. Ora 
noi avevamo degli adepti. Ciò' che all'inizio degli 
anni 70 veniva combattuto come "apologetismo", 
era a questo punto per lo meno gradito. 

Noi chiamavamo apologeti quelle persone che 
hanno un modo di apparire estremamente mili- 
tante, dove si trattava della propagazione e difesa 
delle “posizioni" dei loro modelli, che pero' si ten- 
gono indietro in maniera riformista, quando si tratta 
del coraggio della iniziativa propria e delio sviluppo 
di un agire e pensiero autonomo. Qui la radicalita' 
solitamente sbandierata tende allo zero. La prima 
può' anche costituire una tentazione per le persone 
prese a modello, dove la seconda, nello scambio, 
diviene superflua. Quali bisogni giochino da ambo 
le parti e da che cosa derivino non e' una cosa che 
voglio ricercare in dettaglio in questa situazione. In 
ogni caso: dove una simile simbiosi reazionaria 
non si e' stabilita per la prima volta, lo hanno coloro 
dai quali sarebbero potuti uscire delle persone 
agenti e pensanti in maniera autonoma, e le rap- 
presentazioni proprie e la comprensione critica fino 
ad allora abbondantemente apparse come antipa- 
tiche, quindi le difficolta' le avevano coloro che 
potevano essere gruppo. E coloro che pappagal- 
lescamente seguivano le autorità' avevano facile 
gioco. Inoltre coloro che se non si sta attenti hanno 
la tendenza di moltiplicarsi molto piu' in fretta degli 
altri. Essi sentono ciò' che dividono con gli altri. 

Una iniziativa rivoluzionaria che non sappia o che 
non trovi accesso rispetto al rapporto tra la libera- 
zione necessaria dalla passività' e dal rapporto di 
consumo (un prodotto della socializzazione e 
paralisi capitalista)e delia possibilità" di sviluppo 
della lotta, e' fallita, prima che possa ancora co- 
minciare. E' il merito della RAF che essa nella sua 
dichiarazione del 1 0 aprile 92 abbia posto di nuovo 


all'ordine del giorno questa questione della 
soggettività', dell'identità'. 

In maniera tragicomica quelli che ritengono che gli 
sia sufficente la giusta analisi della situazione 
sommata alle' le richieste giuste,che la parola 
"errore" la toccano solo con le dita appuntite, che 
ritengono il testo politicamente debole, addirittura a 
livello dell'area. Gli mancano le "posizioni", alle 
quali essi ascrivono effetto di orientamento note- 
vole. L'apologetismo e la oggettivazione della poli- 
tica erano un motivo per cui l'intenzione originaria, 
che univa la Raf alla politica armata: essere un 
fattore mobilizzante - "il piccolo motore che tra- 
scina il grande" - si trasformo' nel suo contrario. La 
RAF divenne la superfice di proiezione sulla quale I 
bisogni di azione rimasti nel volere astratto dive- 
nivano ancora ''realta'". Adesso, liberati da questo 
meccanismo calmante (assopiente), sembrano 
alcuni avvicinarsi alla strada sulla quale vengono 
scoperti i propri talenti e capacita'. 

Un nuova prospettiva non anche' essere costituita 
da una creazione avanguardistica programmatica 
dall'alto. La porta nella società' porterà' per la 
prima volta in quelle contrade sociali pericolosa- 
mente brucianti dove il riformismo e' in agguato. 
Ma do' che cola' diverrà' di noi, non dipende in ul- 
tima analisi che dal fatto se noi ci assicuriamo del 
meglio della nostra lunga storia, se noi sviluppe- 
remo un rapporto onesto rispetto ai nostri errori e 
debolezze. 


LUTZ TAUFER, detenuto della raf, condannato per 
due volte all'ergastolo per omicidio e rapimento e' 
in prigione dall'aprile 1975. 


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da wildcat n. 59 

Sei tesi, quattro miti, due strade, 
uno scopo? 

Alla storia della sinistra radicale nella RFT appar- 
tiene fin dall'inizio degli anni 70 l'esistenza di 
gruppi armati. Fino agli anni 80 specialmente da 
parte delle RZ (Cellule rivoluzionarie) arrivavano 
continuamente non solo segnali pratici di una lotta 
che continuava in tempi difficili ma anche degli 
importanti contributi alla discussione. 

Nel frattempo vi era pero' fin dall'inizio a causa 
della modalità' non politica dei confronto con questi 
gruppi e il loro progressivo isolamento una certa 
costrizione per tutta la sinistra radicale a difendere 
questi gruppi. Una discussione sugli errori e i falsi 
sviluppi era appena possibile, o si era a favore o si 
era contro. I nostri tentativi di portare in maniera 
pubblica il dibattito nel giornale Wildcat (l'ultimo 
esempio "Potere operaio e lotta armata" in Wildcat 
56) si sono sempre bloccati dopo poco. In parte 
perche', proprio perche' la gente della Raf si rifiu- 
tava categoricamente di esprimersi; ma soprattutto, 
perche' noi in questo avevamo la pretesa di 
“discutere in avanti" oltre noi stessi - e non pote- 
vamo risolvere questo conflitto. 

Da oltre un anno si stanno ammassando interviste, 
documenti e prese di posizione: la Raf si e' 
espressa nell'intervista con PohI sulla FR sui "suoi 
fuoriusciti della RDT". Da parte delle RZ sono ar- 
rivati dei documenti che assumevano l'uccisione di 
Gerd Albartus come motivo per un prendere le di- 
stanze dalle concezioni antimperialiste, un ulteriore 
documento, che annunciava lo scioglimento di una 
Cellula rivoluzionaria, ora arriva anche dalla Raf 
l'annuncio di volere cessare la lotta armata. Mentre 
i documenti delle RZ (nonostante delle debolezze 
di contenuto) vogliono una discussione politica (da 
iniziare nuovamente), la Raf continua anche nella 
sua politica di disdetta il suo dialogo esclusivo con 
lo stato incominciato con Stoccolma (N.d.T.: con 
l'assedio all'ambasciata tedesca). 

Le tesi seguenti non hanno la pretesa di trattare la 
"storia della lotta armata nella RFT". Esse toccano 
solo alcune cose che ci sembrano importanti nei 
vari contributi. Noi in tal modo vorremmo portare 
un contributo affinché' emerga una discussione 
politica e che non venga cosi' facilmente fatta spa- 
rire sotto il tappetino o che si dissolva in una neb- 
bia confusa di tattica e rinnegamento. In tal senso 
anche qui la richiesta a tutti i “coinvolti", affinché' si 
esprimano, noi pubblicheremo anche dei contributi 
alia discussione inviati per posta. 


1) Mito 1: L'antimperlalismo 

oppure la collaborazione con I servizi segreti. 

Stupefacente e' da parte della Raf il modo di trat- 
tare lapidario rispetto al proprio coinvolgimento con 
le storie dei servizi segreti. Non c'e' una parola di 
autocritica - al massimo si indica che esso era 
necessario per una guerriglia senza retroterra. Che 
- questa collaborazione sia stata possibilmente uti- 
lizzata dalla Stasi per spegnere la Raf dal punto di 
vista operativo all'inizio degli anni 80, viene ora ri- 
mosso con l'assicurazione del fatto che si era 
sempre rimasti autonomi. Sulla base 
dell'inequivocabile dislivello nel rapporto di forze 
tra Stasi e gruppi guerriglieri non si può' piu' par- 
lare a partire da un momento specifico della storia 
della cosi' esaltata politica autogestita. 

I gruppi guerriglieri tedeschi hanno fin dall'inizio 
avuto contatti con la resistenza palestinese 
(formazione, collaborazione, dirottamenti aerei). 
(Per lo meno ora) si sa che molti gruppi politici in 
Palestina sono stati infiltrati e manovrati dai servizi 
segreti di molti paesi. Già' dal poco che finora e' 
stato reso pubblico, si sa che i gruppi guerriglieri si 
sono trovati tra diversi fronti ed interessi di stati 
europei e di servizi segreti del Medioriente. (i le- 
gami di Action directe con il servizio segreto si- 
riano; gli ultimatum con i quali Carlos ha reagito 
agli arresti dei clandestini di Essen in Francia; i 
trasporti di esplosivi di Weinrich via Berlino Est per 
l'attentato alla "Maison Francaise") Dopo tutto il VS 
e il BND (N.d.T: servizi segreti tedeschi) potevano 
sapere qualcosa di certi collegamenti, altrimenti 
sarebbero stati dei superdilettanti se non avessero 
saputo nulla. 

I gruppi della guerriglia tedesca hanno inoltre non 
percepito quali connessioni all'interno delle orga- 
nizzazioni dominavano i loro alleati palestinesi 
(gerarchia, rapporto uomini-donne, il rapporto con 
i deviami oppure la loro equiparazione a "traditori"; 
era anche risaputo che queste organizzazioni 
avevano un sistema carcerario interno ecc.) La 
costruzione di un servizio segreto interno 
all'organizzazione e di un sistema carcerario che e' 
servito nei casi piu' rari a "esigenze di sicurezza" 
ma soprattutto all'Imposizione del leader contrap- 
posto alla base, all'eliminazione, incarcerazione ed 
uccisione dei "seguaci" riottosi! 

Tutto questo lo si sapeva da tempo. Rispetto 
all'eliminazione di Schmuecker (Trovato morto 
nella foresta di Berlino, sembra lavorasse per i 
servizi. L'agente di contatto era per alcuni anni 
ospite nello stabile di Milano dove abitava 
Barbone NdT) per esempio Brueckner (docente 
universitario espulso dalle autorità' per il suo ap- 
poggio al movimento NDT) aveva scritto un libro. 


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H.J. Klein, che aveva partecipato all'assalto 
deirOPEC (a Vienna, con il ferimento di Klein e la 
riscossione di un grosso riscatto e la liberazione di 
alcuni detenuti politici NdT), aveva in un libro mo- 
tivato la sua uscita dalla RZ soprattutto con simili 
coinvolgimenti con i servizi segreti. I gruppi deila 
guerriglia avevano accostato al tradimento queste 
voci critiche, tabuizzando una simile critica. 
Rispetto a questa rimozione di decenni si ottiene 
l'impressione che con le attuali dichiarazioni auto- 
critiche vi sia spesso l'impressione della rottura 
della diga. Le RZ che allora avevano liquidato 
Entebbe e l'uscita di HJ Klein con lo slogan mar- 
ziale "I cani abbaiano ma la carovana continua", 
ora dichiarano nel loro documento sulla uccisione 
di Albartus "da parte di un gruppo palestinese" con 
le stesse storie il fallimento della loro politica an- 
timperialista"*. 

La Cellula rivoluzionaria si aspetta molto dalla di- 
scussione ("Ondata di reazioni"), che vuole far 
partire con la sua dichiarazione; "Intende confron- 
tarsi con il rapporto di politica e morale, il conflitto 
tra sovranità' nazionale e della liberazione sociale 
e la differenza tra la violenza rivoluzionaria e il 
terrore". Ma la sua volontà’, inizialmente di riesa- 
minare la propria storia, rimane molto debole, cosa 
che viene fondata con argomenti superficiali quali: 
"La nostra coscienza sul gruppo come pure sul 
rapporto di Albartus con loro e' limitata, li collega- 
mento risale ad un passaggio della nostra storia, 
sotto il quale noi da alcuni anni per motivi politici 
avevamo chiuso. Se e in che contesto si siano 
modificati i rapporti nel frattempo anche da quelle 
parti, non riusciamo a comprendere. "Rispetto a 
simili superficialità' vi e' la conclusione sotto la 
prospettiva antimperialista della prima RZ in forte 
conflitto: 


* Gerd Albartus venne arrestato nel gennaio del 
1977 durante un tentativo di incendiare un cinema 
in cui era in visione del film propagandistico 
"Missione Entebbe". Dal comunicato per il tentato 
attentato ai cinema:" Oggi abbiamo messo il fuoco 
in vari cinematografi della Germania occidentale in 
cui era in programma "Impresa Entebbe". Questo 
gesto si spiega come avvertimento ai noleggiatori 
ed ai proprietari che vogliono guadagnare sulla 
istigazione razzista ma anche come avviso agii 
spettatori. Questa volta abbiamo grazie al modo ed 
alla portata della nostra azione assicurato che non 
potesse accadere niente a nessuno. Per eliminare 
rischi evitabili per il futuro noi richiediamo la can- 
cellazione immediata della programmazione dei 


film persecutorio...! (RZ/ in Lotta per una Palestina llbera- 
3.1.1977). 


"Che ...venne formulato come un tentativo di tro- 
vare una risposta all'ineguaglianza esistente a li- 
vello mondiale dello sviluppo rivoluzionario, era in 
nei fatti uno staccarsi dal processo attuale pre- 
sente qui. Era la lettera di buona uscita per una 
prassi che non abbisogna neppure di preoccuparsi 
di ricerca una mediazione politica... Ciò' che face- 
vamo a livello internazionale non era la dimensione 
antimperialista per la quale lottavamo nella RFT, 
anzi era in contrasto palese con essa. Ci dove- 
vamo decidere" 

Dal momento che essi non toccavano i punti di 
contenuto sono arrivati a denigrare "la resistenza 
palestinese, l'uccisione di Gerd Albartus da parte 
del gruppo palestinese con il quale lui lavorava, 
diventa quasi una questione di nature diverse ("che 
qui si scontrino delle misure, che derivano due 
mondi diversi" e un po’ piu' giu' "che in un simile 
mondo una identità’ omosessuale per se' si attiri il 
sospetto"). 


Il documento rimane molto al di sotto di quello che 
veniva discusso negli anni 80 come "nuovo inter- 
nazionalismo" e di come veniva messo in pratica: 
la possibilità' della liberazione a livello mondiale 
non si lega con le "organizzazioni sorelle", la poli- 
tica delle alleanze e I giochetti di potere ma agli 
spunti a livello mondiale di lotte autoorganizzate. 

In realta' non e' anche alcun conflitto con le attuale 
rappresentazioni della lotta di classe a livello mon- 
diale ma un tirarsi fuori dalla propria storia. Se si 
sostituisce dappertutto "resistenza palestinese" 
con "gruppi aniimperialisti armati nella RFT": Allora 
e' un testo importante che per la prima volta rompe 
con il tabu' dell' antimperialismo fideista, che per la 
prima volta problematizza il piano militare con la 
sua logica gerarchica. Ma l'autocritica rimane a 
meta' mentre andrebbe portata fino in fondo. Essa 
deve anche comprendere in se' gli approcci ad un 
"nuovo antimperialismo". Ed infine si deve parlare 
del tacheles, come il confronto potrà' avvenire nei 
confronti dei processi sociali esistenti qui da noi . 

Su questo punto essi rimangono completamente 
nel vago: "Chi ha seguito la nostra pratica negli 
anni 80, sa come questa decisione e' tata presa." 
Quelle che sono state le loro conseguenze lo pos- 
siamo solo indovinare oppure interpretare. 


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2) Crisi deiia resistenza armata 

La politica delle RZ negli anni 70 consisteva sia di 
azioni internazionaiiste ad es. Cile, di azioni sui 
conflitti sociali ad es. l'attentato a Kaussen 
(speculatore edilizio di Colonia) come pure temi del 
movimento femminista allora nascente (attentato 
alla Cassazione tedesca), Attentati a BOI, BDA e 
IHK. Dopo Entebbe nel 1976 e' subentrata una 
pausa. Dall'inizio degli anni 80 le RZ cercano di ri- 
ferirsi in maniera piu' forte alle contraddizioni so- 
ciali ,cosa che generalmente e' stata fatta tramite 
le cinghie di trasmissione deiia sinistra radicale nei 
movimenti settoriali: Aeroporto di Francoforte 
(Startbahn), il movimento per la pace, il movimento 
sulle biotecnologie e la questione dei rifugiati, ad- 
dirittura la settimana di 35 ore. Per lo meno dentro 
il movimento antinucleare, nel movimento per la 
casa e soprattutto nella Startbahn West il concetto 
sembrava funzionare. I documenti "Crisi, Guerra e 
Movimento per la pace e Startbahn West" (Rev. 
Zorn 81) sono stati discussi ampiamente in questi 
movimenti. Gli e' riuscito di conquistare “i cuori e le 
menti" degli attivisti del movimento. 

Un secondo binario era la tematizzazione della 
"questione dei rifugiati". In tal modo essi volevano 
contribuire ad "un nuovo approccio di antimperia- 
lismo nella sinistra radicale". L'antimperialismo non 
sarebbe piu' la solidarietà' con i movimenti di libe- 
razione: "Il nostro compito consiste ne rapportare 
una politica imperialista rispetto al fronte di classe 
qui ed alle retroazioni in questo paese... 

Cosi' come il movimenti dei rifugiati oltrepassano i 
confini tra il primo e il terzo mondo,soci' oggi la 
lotta antimperialista deve venire riorientata alle 
metropoli" (Rev. Zorn numero speciale ottobre 
1986). 

Tramite campagne contro la limitazione delle con- 
dizioni di soggiorno e i rapporti di vita dei rifugiati, 
reti per la difesa dei rifugiati, azioni contro la pro- 
stituzione forzata e il traffico delle donne, campa- 
gne contro il lavoro forzato e i bassi salari, il so- 
stegno delle strutture illegali dei rifugiati, azioni 
contro le retate dei polizia degli stranieri dovevano 
servire a far passare un diritto di soggiorno nei fatti. 
Nella campagna della Rote Zora contro Adler si 
sono unite molte di queste rappresentazioni. 

Dopo gli arresti del 18.12.876 di Ingrid StrobI e di 
Ulla Penselin e la scomparsa di alcuni ricercati un 
largo movimento di solidarietà' ha assunto i temi 
"incriminati" quali le videotecnologie, il turismo 
sessuale, la politica dei rifugiati in maniera 
forte. D'altronde si e' visto in questa campagna 
quanto sottili fossero le rappresentazioni politiche 
delle RZ a riguardo. Inoltre essi - indeboliti per- 


sonalmente - non erano in grado di entrare in 
questo largo movimento di solidarietà'. 


La dichiarazione di scioglimento della RZ della 
Ruhr e' a proposito estremamente contraddittoria. 
Essi dichiarano che già' "prima del 18/12" erano in 
una crisi politica: "E cioè' non avevamo la speranza 
di rapida formazione di linee di collegamento tra i 
rifugiati e i settori locali proletarizzati. Ma noi fan- 
tasticavamo della volontà' dei rifugiati, di richiedere 
la ricchezza sociale e la sicurezza esistenziale 
come lotta direttamente anticapitalista, collegata 
con la esperienza della resistenza tricontinentale - 
e in tal modo come un terreno possibile della pro- 
pria politica. 

Ma dal momento che le lotte in questa forma non si 
sono prodotte, alle quali avremmo voluto riferirci 
(non facendo bene attenzione alle proposte 
"riformiste" degli asilanti), lo abbiamo compensato 
con l'analisi della politica dei rifugiati e con gli at- 
tacchi alle loro agenzie avvicinabili. Abbiamo fatto 
nostra la causa dei rifugiati, senza riguardo alla 
loro soggettività' e alle loro aspettative, anzi senza 
addirittura conoscerle. Questa politica dei rifugiati 
senza rifugiati" si dava apparentemente come ne- 
cessaria..." 

"Nel fissarci sui nostri metodi di lotta abbiamo ri- 
nunciato a sviluppare un orientamento politico teo- 
rico ...nella propagazione dei nostri propri mezzi di 
lotta (si celava) piu' che altro un modello di azione 
come teoria politica... tratto eclatante dato dalla 
simbologia dell'attentato con le bombe." 

Tuttavia essi la legano alla presunta "non reazione 
dell'area'': Le proprie rappresentazioni politiche non 
andavano oltre la parola d'ordine "Flussi migratori 
liberi". E a partire da questo una prospettiva rivo- 
luzionaria sarebbe producibile se essa fosse ripo- 
sta nelle rappresentazioni, richieste e/o nel com- 
portamento dei rifugiati che arrivano qui. Entrambe 
le cose pero' non quadrano. 

E senza dovere ammettere come si deve evitare in 
futuro questa "strada a senso unico", anzi senza 
fare un tentativo in questa direzione, essi forni- 
scono di nuovo il tema "rifugiati" come categoria 
centrale: "solo quando si sara' dimostrato che i ri- 
fugiati albanesi nell'Italia del 1991 erano solo gli 
emissari del minamento della Fortezza Europa, al- 
lora anche i rapporti qui ricominceranno a ballare di 
nuovo". Ma se la RZ non ha ne' speranze di un 
incontro con i/le proletari/e qui, ne' possono ritro- 
vare nel comportamento dei rifugiati stessi qual- 
cosa di rivoluzionario, rimane solo l'aiuto da assi- 
stenti sociali oppure la "politica dei rifugiati senza 
rifugiati". In nessun caso allora si può' immaginare 


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nella invasione della "Fortezza Europa" una pro- 
spettiva rivoluzionaria. 

Anche oggi la questione dei rifugiati non e' il punto 
di partenza del lavoro rivoluzionario. Ma rimane 
importante il problema delle reti da costruire per 
nascondere i rifugiati, di far passare il diritto al 
permesso di soggiorno, di impedire i lager... 


La dichiarazione di rinuncia delia Raf 

La Raf offre allo stato nel suo documento,di ritirarsi 
dal piano militare dei commandos, al che come 
contropartita dovrebbero venire finalmente liberati i 
detenuti. Questo contenuto oggettivo semplice e' 
mescolato con la valutazione abborracciata della 
sua storia e delia situazione politica mondiale ge- 
nerale. 

Dopo quasi 20 anni con 1 1 scioperi della fame che 
tematizza ano le condizioni di detenzione dei de- 
tenuti senza successo,e' legittimo di trattare diret- 
tamente la liberazione dei detenuti. Ma questo fatto 
non può' esser spacciato per una politica rivolu- 
zionaria. Le azioni della Raf negli ultimi anni - 
l'eliminazione di alcuni capi della politica e 
dell'economia - hanno fatto pressione, per rendere 
possibile una trattativa. Ma una discussione politica 
deve saper distinguere: il rilascio da una parte, 
l'elaborazione della propria storia dall'altra. 

La Raf all'inizio degli anni settanta era un punto di 
orientamento teorico e pratico per molta gente di 
sinistra e soprattutto per la resistenza armata nella 
RFT (RZ e 2.giugno). Dalla meta' degli anni set- 
tanta si sono occupati con azioni di liberazione dei 
detenuti (Stoccolma, Ponto, Schleyer) nella guerra 
Innalzata con lo stato. La sinistra era divista tra chi 
"distanzianti" e i "simpatizzanti" - che divennero 
tutti coloro che cercavano di far passare i miglio- 
ramenti delle condizioni di detenzione. 

Tutto ciò' che ha sempre rinfacciato ai distan- 
zianti,ora la Raf lo spiega nella sua dichiarazione 
improvvisamente al meglio: "Il fatto che noi ci 
siamo avvicinati troppo poco ad altri che anche qui 
si erano ribellati, niente affatto", che (noi) avevamo 
in testa solo gli attacchi aH'imperialismo e che non 
abbiamo cercato degli obbiettivi positivi e di aiter- 
nativa sociale, che può' esistere già' oggi... Dei 
colpi mortali in maniera mirata da parte nostra 
contro gli alti esponenti dello stato e dell'economia 
non possono portare avanti il processo ora ne- 
cessario in questo momento,perche'' escalano tutta 
la situazione per ciò' che e' ancora nella fase ini- 
ziale e per tutti coloro che sono alla ricerca": 
Questo valeva anche per gli ultimi 20 anni.Solo 
che la Raf se ne e' fregata sempre completamente 
di quali reazioni avessero provocato le sue azioni. 


La sinistra radicale era da anni occupata a di fen- 
dere sempre, che l'insieme delle misure repressive 
dello stato si sarebbero sviluppate anche senza la 
politica della Raf., che non si indirizzavano in ma- 
niera specifica contro i gruppi armati ma contro 
l'insieme della resistenza nella RFT. 

Altrimenti non vi sono altre nuove conoscenze in 
questo documento:Non da oggi ci sono delle lotte 
dei detenuti sociali contro il trattamento differen- 
ziato e le condizioni di detenzione inumane - 
azioni contro il razzismo - la miseria - le tendenze 
fasciste ecc. ecc. 

Il commento della ZEIT "La lettera si legge nella 
sua ultima parte ... come il programma di un partito 
politico molto di sinistra, ma ancora consono al 
dettato costituzionale... E' questa la soluzione 
dell'indovinello: il desiderio di ritorno alla legalità' e 
all'attività' politica?" centra il problema. 

Emìle Marensin scrisse nel suo testo "Guerriglia 
urbana e rivoluzione sociale" già' nel 1972: "In tal 
modo si spiega che oggi, nelle nostre società', 
dove effettivamente si pongono i nuovi problemi, i 
leninisti cercano di radicarsi nei ceti piu' arretrati, 
che il capitalismo ha posto nel binario morto: i la- 
voratori stranieri, gli anziani, le minoranze sessuali 
0 razziali, in breve tutti i settori dove sopprawivono 
ancora i motivi di movimento rivoluzionari del 
passato. Per questo i leninisti assomigliano sempre 
di piu' a dei preti o degli assistenti sociali. Essi 
sono al di fuori del movimento reale del comuni- 
Smo. Essi cercano neH'immondezzaio della storia 
la pappa per la loro sopprawivenza." 


3) Mito 2: La "lotta armata" 

Le lotte di classe non si interessano della legalità', 
se necessario un guardione viene anche pestato, 
viene sabotata una macchina e cosi' via. Anche il 
movimento alla fine degli anni sessanta ha di- 
scusso in maniera manifesta, di massa ed aperta 
della violenza rivoluzionaria. La raf, il 2 giugno e 
piu' tardi le RZ (cellule rivoluzionarie) si sono con- 
siderate come parte di un largo movimento nelle 
università', tra gli apprendisti, nelle scuole e nelle 
aziende, che consistevano di molti diversi gruppi 
ed organizzazioni rispetto al carcere ed alla psi- 
chiatria, sulla lotta per la casa, la ristrutturazione 
dei quartieri, il Vietnam ecc. - fino ai molti partitini 
oppure organizzazioni di costruzione del partito. La 
Raf si era pero' tirata fuori da questo turbinio in 
quanto riteneva che fosse impossibile fare "lavoro 
di base" durante il giorno per fare di sera delle 
azioni armate - premessa per la costruzione della 
guerriglia sarebbe stata il rendersi illegali. In questa 
concezione ci sarebbero state a questo punto due 


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sfere: le "solite" lotte e le punte armate - la radica- 
lita' delle lotte viene spesso scambiata con la loro 
militanza, al livello internazionale ci si orienta verso 
quei gruppi che lottano "già"' armati ecc. 

Anche secondo l'approccio delle RZ vi era un er- 
rore di pensiero molto simile. Il limite principale dei 
movimenti di massa era visto da loro in maniera 
erronea nella repressione statale. Questo blocco 
sarebbe stato da forzare con piccole azioni armate. 
Ma ambedue i gruppi di guerriglia già' molto tempo 
prima che questa dialettica determinata erronea- 
mente rispetto alle lotte di massa entrasse in 
crisi, sono entrate in una fase di escalation a cui 
non erano preparate: nelle RZ termino' con il disa- 
stro di Entebbe, nella Raf dopo la larga ondata di 
arresti del 1972 il secondo afflusso di militanti 
nell'autunno tedesco del 1977 rimase fermo. 
Mentre si concentrarono sulla questione del tirare 
fuori i prigionieri nell'ambito di questa escalazione, 
i gruppi militanti armati hanno contribuito al fatto 
che la militanza sia stata concepita come qualcosa 
di astratto dalle lotte di massa. 

Solo con questa separatezza dalla realta' sociale e 
a causa della assenza di ampi dibattiti politici si 
spiegano le azioni rovinose degli ultimi anni, con le 
quali i gruppi armati hanno annunciato la loro fine: 
la Raf perse già' relativamente presto ogni tipo di 
scrupolo morale,quando uccisero il soldato ame- 
ricano Pimenthal perche" avevano bisogno della 
sua carta d'identità'. Durante la guerra del Golfo 
hanno sparato aH'ambasciata americana a Bonn - 
e in tal modo contemporaneamente alla veglia 
della pace. Nel frattempo un RZ cercava di far 
saltare la Colonna della Vittoria a Berlino. 
Ambedue questi strani attentati, che da una parte 
minacciavano la vita di gente non coinvolta e 
dall'altra parte sembravano completamente ina- 
deguati come interventi contro la guerra nel Golfo. 
L'assessore all'edilizia di Berlino Klein e' stato uc- 
ciso con una lettera bomba. Quando una RZ della 
"are tradizionale" si espresse in termini molto critici 
rispetto a questa azione, il documento venne re- 
spinto da quelli che venivano criticati come pa- 
triarcale, dal momento che era mascherato in ma- 
niera spigliata come derivante da un incontro di tre 
vecchi amici. 

Anche la dichiarazione di scioglimento della RZ 
della Ruhr soprassiede al proprio mito dal mo- 
mento che il "non reagire dell'area" rispetto 
all'esproprio dei carteggi sugli zingari nel centro di 
consultazione e di affluenza veniva interpretato 
solamente con il fatto che la loro area non li se- 
guiva piu'. Mentre a proposito una buona parte di 
questi documenti era da tempo nelle mani dei 
gruppi legali - i documenti li si può' semplicemente 
rubare. Non tirano neppure la conclusione, che 


un'azione militante, che non e' collegata a dei pro- 
cessi sociali e politici ampi, diviene arbitraria, al 
contrario sembra partire daH'automatismo che 
"armato e' meglio", che liquida i problemi che su- 
bentrano come "problemi di comunicazione e di 
risonanza". Questo in contrasto con la pretesa ,che 
essi formulano (alla fine!) di voler discutere anche i 
"mezzi della politica rivoluzionaria". 

"Ogni gruppo, che ha la pretesa di fare della poli- 
tica rivoluzionaria e che non si pone in rapporto 
rispetto alla composizione di classe attuale e alle 
sue lotte, rimane per forza un elemento isolato e 
prima o poi corre verso la morte. La politica armata 
finisce quando si trasfigura - per quanto assurdo 
possa sembrare - in una strategia di vita indivi- 
duale". (Critica di alcuni/e ex-militanti delle RZ nel 
documento sullo scioglimento). 


4) Il buon mito: Contropotere 

La Raf ha fatto dall'inizio in poi una differenza (di 
quanta') tra diverse azioni della guerriglia ed altre 
attività' politiche In tal senso motivavano la loro 
pretesa di avanguardia. 

Le RZ nascono come collegamento di due linee 
politiche: di una linea spontaneista di contropotere 
ed una rappresentazione molto tradizionale, che 
viene formulata in maniera completamente diversa 
da quella della Raf ("Servire il popolo"), ma in 
fondo andava in quella direzione, anche il fonda- 
mento politico tramite le teorie sul fascismo di 
Glucksmann erano le stesse (“Solo con un molti- 
plicazione delle azioni avranno il loro effetto pe- 
dagogico": Perche' aspettate l'ingresso delle bande 
fasciste al ministero degli interno, mentre il ministro 
degli interni si appropria ed occupa questo 
paesel") Le loro concezioni di contropotere lo de- 
scrivevano (nella loro rivista) Revolutionaerer n.1 
(1975) in questi termini: "Ciò' che noi vogliamo, e' il 
contropotere da organizzare in piccoli nuclei, che 
lavorano lottano, sostengono, intervengono in ma- 
niera autonoma nei diversi settori sociali, che sono 
parte del lavoro politico di massa... 

Resistenza significa: Di travalicare ogni forma di 
riformismo, di leccaculismo e di presa di confi- 
denza con questo sistema. La cosa comincia dove 
si vive e si lavora. Sul posto di lavoro dove ci si 
può' difendere con blocchi delle macchine contro il 
lavoro massacrante; passa tramite i piccoli e grandi 
incendi nelle fabbriche, con gli scioperi, le occupa- 
zioni di fabbriche, le manifestazioni, con gli attacchi 
alle istituzioni di coloro che "governano" contro il 
popolo e degli oppressioni fino alle azioni di puni- 
zione, vendetta e liberazione." 


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In maniera alquanto cattiva si rappresenta il con- 
tropotere con la rappresentazione un po' ingenua 
che allo stesso tempo nello stesso quartiere 100 
persone viaggino a gratis, 50 rubino nei negozi, 1 0 
distribuiscano volantini, 50 occupano una casa e 7 
operai in fabbrica fanno del sabotaggio, due gruppi 
rock provano al centro autonomo,alcune cellule 
distruggano le macchine dei biglietti. 

Da questo "contropotere" la resistenza rivoluziona- 
ria sorge grazie alla pulizia morale: non si lecca il 
culo, non si prende confidenza con il sistema, 
niente riformismo. Le lacune dell'analisi e nella 
proposta politica vengono riempite con rigorismo 
morale. La area spontaneista di allora tradusse 
questi concetti di contropotere politicamente con 
"Creare spazi liberi di vita e di lavoro" e mate- 
rialmente con la costruzione di centinaia di aziende 
alternative. 


5) Mito 4: Il movimento di lotta di ambito setto- 
riale in se' e per se' 

Ciò' che per i leninisti costituisce il preteso tradeu- 
nionismo della classe operaia, per gli autonomi e' 
costituito dalla sua visione di "lotta di ambito setto- 
riale" rispetto alle cose. 

Negli ultimi dieci anni sono state stampate varie 
tonnellate di documenti con una “critica ai movi- 
menti di ambito settoriale", riflessioni di come gli 
stessi andassero "collegati, messi in rete" ecc. Ciò' 
che i critici autonomi hanno completamento trala- 
sciato: Non esistono piu' movimenti di ambito set- 
toriale - oltre gli stessi che si autoaffermano la 
pretesa di rappresentanza esclusiva per gli ambiti 
di settore: antifascismo, antipatriarcalismo, anti- 
razzismo ecc. ecc. (a seconda della congiuntura. 
Che cosa e' un MAS? La gente di Wyhl, che ha 
lottato contro la costruzione di una centrale ato- 
mica, Brokdorf, Wackersdorf - ma già' con questi 
esempi vi e' qualcosa che sul piano dei soggetti 
non quadra del tutto: la gente a Wackerdorf ha te- 
matizzato durante la mobilitazione contro l'impianto 
WAA tutte le cose possibili: la categoria MAS ri- 
guarda propriamente solo la specie politica che si 
sceglie un tema molto particolare (spesso con fette 
di salame agli occhi e con il tentativo di provare in 
maniera teorica la centralità' proprio dei loro tema). 
Ma tutto il conflitto a riguardo si dibatte da anni in 
un ambito senza ossigeno:dove sono piu' i movi- 
menti di ambito settoriale - gli ultimo, tematica- 
mente molto limitato movimento era il movimento 
di ceto medio per la pace contro i missili a medio 
raggio. E anche l'area autonoma non e' piu' attiva 
nei movimenti di ambito settoriale (come forse si 
prospetta nel primo numero di Revolutionaerer 


Zorn; vedi piu' su), ma al contrario solo in forma di 
campagne (ha dunque posto una forma politica in 
termini assoluti, che noi avevamo criticato rispetto 
al movimento per la pace come borghese). 

I MAS sono gli spiccioli dei progetti di contropotere 
autonomo, l'accesso selettivo al mondo... 

Dalla meta' degli anni 80 esiste l'attrito tra la va- 
riante del contropotere della "lotta antipatriarcale" e 
un resto sempre piu' sottile rigagnolo del "principi 
socialrivoluzionari" ... dove "socialrivoluzionario" 
significa sempre di mento che ci si riferisca a dei 
processi sociali ed in maniera sempre piu' forte si 
vada nella direzione, di fare delle azioni a partire 
da proprie motivazioni e bisogni e la questione 
della rivoluzione viene spinta completamente nel 
fondo. 


6) Rivoluzione nelle metropoli 

Gli anni 70 erano in ampi strati delia società" con- 
traddistinti dalla discussione sul cambiamento. 
Cambiamento delle strutture familiari, nel rapporto 
di lavoro, abolizione del denaro, la rivoluzione 
erano i temi dominanti. Le comuni e le comunità' 
abitative erano il nuovo modello dell'abitare, il 
mezzo con cui rompere la famiglia unicellulare. 
Non si viveva solo insieme ma si lottava insieme, 
c'era l'approccio della distruzione della proprietà' 
privata, della propria camera. Nelle aziende si 
parlava spesso di sfruttamento deH'appropriazione 
dei mezzi di produzione e dell'abolizione del capi- 
talismo. Noi non volevamo come poi propagato piu' 
tardi ed oggi, essere sabbia nell'ingranaggio, ma 
abbattere questo sistema e vivere in un'altra forma 
sociale. Questa prospettiva manca completamente 
nel lavoro politico attuale, le persone "attive politi- 
camente” si rifiutano addirittura di discuterne. Ma 
se lo scopo della nostra lotta politica non e' la 
rivoluzione e la liberazione, perche lo facciamo 
allora: Occupazione del tempo libero? Per cattiva 
coscienza? 

Nel maggio 1968 principalmente tramite glia avve- 
nimenti in Francia vi era dopo tanto tempo di 
nuovo all'ordine del giorno la questione della rivo- 
luzione nelle metropoli. 

Quando i rapporti in Francia hanno cominciato a 
danzare, vi era anche nella RFT un grande movi- 
mento radicale. Per la prima volta decenni nasce di 
nuovo un sentimento che la rivoluzione e' possibile 
anche nelle metropoli. Questo pensiero era il mo- 
tore di un largo movimento contro il sistema 
capitalista. 

Ma nella RFT solo pochi gruppi politici avevano 
un'idea di come la rivoluzione potesse sorgere dai 
movimenti sviluppati. Ben presto i gruppi K (ML 


17 



NDT) incominciarono a basare ie ioro speranze su 
una "ciasse operaia" che forse era esistita cosi' 50 

0 100 anni prima (verosimiimente pero' solo nelle 
loro teste). 

Gli altri si sono dati all'antimperialismo, “circondare 
le citta' dalle campagne", "Solidarietà' con i movi- 
menti di liberazione e i nuovi stati nazionali” ecc. 
Secondo questa prospettiva venne portata avanti 
fino ad oggi una politica, che non vedeva alcun tipo 
di legittimazione per la rivoluzione nelle metropoli. 
Essa doveva verificarsi nei paesi dei 3o mondo 
(l'oriente aveva già' la "sua rivoluzione socialista". 
Per le metropoli erano previste le azioni di appog- 
gio. Il sistema imperialista doveva venir colpito an- 
che qui, ma come sostegno ai movimenti di libera- 
zione. 

Questa politica e' miseramente fallita. L'est socia- 
lista si e' infranto sulle sue proprie contraddizioni di 
classe, i pochi stati comunisti ancora esistenti 
hanno da lottare con problemi di dissoluzione. 
Quei movimenti di liberazione arrivati al potere 
hanno contribuito in parte in maniera accentuata lo 
sfruttamento del "loro" popolo come in Mozambico, 
in parte si sono scontrati tra di loro come in Etiopia, 

1 sandinisti se ne sono andati con le elezioni. Il 
numero dei movimenti di liberazione si e' ridotto 
drasticamente. La "libera economia di mercato" si 
e' imposta a livello mondiale. 

Oggi la domanda di base tutti i movimenti rivolu- 
zionari si ripresenta di nuovo:quella della 
"rivoluzione in occidente", della rivoluzione 
all'interno delle metropoli capitalistiche. 

Il fatto che cosi' tante persone dell'ex secondo e 
dell' ex terzo mondo cercano di arrivare qui in 
Occidente, sottolinea ancora una volta la centralità' 
della rivoluzione qui! 

Questa domanda e' pero' molto banalmente una 
questione di maggioranze: noi non possiamo piu' 
immaginarci una rivoluzione in termini emancipativi 
come una questione di minoranze. E ciò' significa 
di nuovo la questione del (possibile) essere sog- 
getto degli esseri umani.Nel documento di sciogli- 
mento delle RZ vi e' il passaggio: "Le lotte e le 
forme di appropriazione nell'area proletaria, nei 
sottostrati degli/delle immigrati/e,delle donne so- 
cialmente spodestate dei diritti, delle vittime della 
deregulation all'Est, ci appaiono sempre imper- 
scrutabili finora, perche' noi siamo confrontati con 
delle immagini nelle quali non riconosciamo 
l'essenza della emancipazione della classe, e 
perche' il nostro strumentario analitico non e' suffi- 
ciente per decifrare dietro le forme fenomenologi- 
che, il significato delle lotte. 

Non rimane altro che confrontarci con il processo 
storico, senza riattaccarci al modello di politica e di 


organizzazione patriarcale gerarchico, anticomu- 
nista e senza sfornare in maniera affrettata delle 
nuove ideologie, che in una situazione compieta- 
mente mutata ci legherebbero di nuovo ad una 
specie di gabbia e che appiattirebbero le contrad- 
dizioni esistenti in favore di una visione del mondo 
monocausale, "ironicamente essi fanno proprio 
cosi': le persone all'Est gli sembrano solo delle 
"vittime"! E nella descrizione si arriva anche alla 
scelta: le molte lotte dei dipendenti salariati non si 
fanno vive! Esse mostrano giustamente la non 
comprensione della sinistra rispetto alle trasforma- 
zioni attuali - ma lo fanno secondo concetti per cui 
le persone non appaiono come soggetti. 

Ma la questione di come sono e di come potranno 
diventarlo, e' la questione centrale sulla strada per 
la rivoluzione. 


18 



VERTICE di MONACO 
dei G7 




1 

File : MONACO.DOC 


Contro il vertice dei G7 a Monaco. 
(6.7.92 al 8.7.92) 


Dear Comrades! 

I leaders dei 7 paesi imperialisti piu' ricchi del 
mondo si incontreranno a Monaco! 

Come rappresentanti delie compagnie multina- 
zionali e delle banche vogliono presentare la loro 
sporca propaganda-spettacolo ai pubblico del 
mondo in pace. 

Ma non ci sara' pace, neanche in questa elegante 
citta'! 

Per questo diciamo; venite a Monaco! 

Fight thè summer! 

Pensiamo che sia giusto intraprenderedelle azioni 
insieme sulla campagna "500 anni di colonialismo 
e resistenza" Europa del '92, il nuovo ruolo del 
potere RFT (piani di espansione all'est dopo 
l'annessione della RDT), l'escalation della violenza 
razzista e sessista Per tutte queste questioni i ri- 
voluzionari devono affrontare la situazione cam- 
biata. 

Dimostrazione di massa - Controconvegno - 
Giornate di azione. 

- dimostrazione di massa 

La manifestazione internazionale di massa inizierà' 
sabato 4.7.92 alle 1 pom. 

II vertice G7 inizierà' lunedi' 6.7.92 e finirà' merco- 
ledì' (8.7.92) 

(Ma le delegazioni e le rappresentanze arriveranno 
a Monaco venerdì' 3.7.92 per preparare il summit). 

- controcongresso: (planed) 

Da sabato sera fino a domenica sera 

motto: "Liberazione e resistenza contro il nuovo 

ordine mondiale". 

- giornate di azione: 

Da domenica a mercoledì' 

Le giornate di azione mostreranno il lavoro politico 
continuo delle differenti organizzazioni e gruppi di 
azione. 

(Speriamo le piu' varie e piu' decentrate possibili!) 
Alcune parole sui contenuti della mobilitazione: 


Il sistema del capitalismo, competizione, patriar- 
cato e razzismo celebrano la loro vittoria univer- 
sale. 

La visione di un “mondo di liberta' e democrazia" e' 
delineata. 

In realta' e' un sistema di sfruttamento, fame, op- 
pressione, tortura e guerra. 

Contro l'ipocrisia diciamo solidarietà' internazionale 
e liberazione e resistenza! 

Il sistema non fa errori - e' l'errore! 

Ancora: 

La dimostrazione di massa e le giornate di azione 
dovranno: 

- smascherareil ruolo culturale, ideologico ed 
economico che sono responsabili dell'oppressione 

- avere carattere internazionale: internazionalistico 
significa antirazzista: La mobilitazione contro il G7 
e la campagna "500 anni di colonialismo e resi- 
stenza" assumerà' (praticamente e teoricamente) 
priorità' antirazzista. 

- portare la resistenza sulle strade - contro la 
presenza dei governanti a Monaco. 

- rendere pubblica la discussione sulle strutture di 
oppressione mondiali 

- uno dei temi sara' il ruolo della Gemania unita e 
deH'imperìalismo tedesco. 

Potreste discutere della mobilitazione contro il ver- 
tice dei G7 e mandarci dei contributi su quello che 
pensate. 

Se siete interessati ad altre informazioni o se vo- 
lete prendere parte alla discussione: scrivete - 
mandate volantini!!! 

Nave a nice time - ci vediamo a Monaco 

In sodidarity AK - WWG (Controconferenza contro 
il vertice G7) 

Per info, e contatti: 

AKWWG 
c/o Infoladen 
Breisacherstr: 12 
8000 Muenchen 80 


19 




2 File : MONACO.TXT 


CONTRO L'ORDINE MONDIALE 
DEI PADRONI 

500 ANNI DI SFRUTTAMENTO 
SONO TROPPI 

L'incontro dei G7, il vertice economico, è 
un'istituzione dell'ordine mondiale internazionale. 
Si colloca in una situazione mondiale modificata 
dopo la cosiddetta "caduta del muro" e lo sciogli- 
mento deirURSS. 

Sfondo politico del G7 è l'anno 1992: l'anniversario 
della conquista e della colonizzazione delle ame- 
riche, la realizzazione pianificata del mercato eu- 
ropeo e la conferenza deH'ONU su “assistenza e 
sviluppo" in Brasile. 

Dal 1975 si ritrovano i 7 capi di stato per accordarsi 
sulle sfere di influenza, per assicurarsi le materie 
prime, per parlare di traffico di droga e terrorismo. 

Il vertice delle più potenti nazioni non dispone di 
alcuna legittimazione democratica anche se de- 
termina le condizioni nel contesto dell'intera eco- 
nomia mondiale. Rispecchia un modello econo- 
mico funzionale solo per il 12% della popolazione 
mondiale che si appropria del 70% del prodotto 
lordo mondiale, del 23% di tutte le riserve d'acqua 
e del 44% del consumo energetico mondiale. 

Il meccanismo di base di questo nuovo ordine 
mondiale è l'accumulazione di dominio economico 
e militare-tecnico da parte dei paesi industrializ- 
zati. 

Le conseguenze per i paesi dell'Asia, dell'Africa e 
dell'America: dipendenza finanziaria, fame, mise- 
ria, guerra. 

Tramite il credito hanno cercato negli anni '70 di 
rendere ottimale il rendimento di questi paesi. E' 
così scattata la trappola dei debiti con la conse- 
guente crescente funzione di fornitori delle me- 
tropoli, con l'imposizione delle coltivazioni mono- 
colture che hanno abbassato i prezzi delle materie 
prime (per esempio). E con una politica di alti in- 
teressi hanno costretto questi paesi, in un circolo 
vizioso, a richiedere al FMI sempre nuovi crediti. 

Alla fine degli anni '80 molti paesi erano incapaci di 
pagare le banche, le quali hanno potuto cosi' im- 
porre la loro politica selvaggia di sfruttamento.. Le 
condizioni erano: disposizioni ancora piu' restrittive 
sull'estrazione di alcune materie prime, la mono- 
cultura, le produzioni di prodotti di lusso per 
l'esportazione, l'abbattimento di tutti i servizi so- 
ciali, libero import-export di capitale, la disposi- 
zione di “zone di produzione libere", cioè* senza 
sindacati (lotte). 


Mezzo miliardo di persone muoiono di fame e 
contemporaneamente c'è più ricchezza di prima. 

Il progresso del secolo sfocia nell'apparire di nuove 
epidemie del medioevo come il colera. 

ANNULLAMENTO DI TUTTI I DEBITI! 

La distruzione delle basi economiche essenziali 
alla soprawivenzaha ha costretto molti 
all'emigrazione. Anche se solo il 10% raggiunge 
l'Europa, viene minacciato da discriminazioni raz- 
ziste, leggi emarginanti e rimpatrio. L'Europa del 
'92 ha costruito una fortezza per conservare le sue 
oasi di benessere. 

La repressione e il razzismo aumentano nelle me- 
tropoli e in questo contesto aumentano le attività' 
razziste e fasciste. 

PER UN MOVIMENTO ANTIRA2ZISTA 
ORGANIZZAZIONE DI LOTTA ANTIFASCISTA 

L'incontro dei G7 si svolgerà a Monaco, in 
Germania che con l'annessione dell' ex RDT ha 
dato il segnale per la nuova spartizione e sfrutta- 
mento dell'Europa dell'est e che inoltre sta cer- 
cando di creare un esercito che dovrebbe operare 
anche a livello internazionale "per il mantenimento 
del libero mercato e libero accesso alle strategiche 
materie prime. Tutto questo sulle spalle dei lavo- 
ratori. 

CONTRO LA VECCHIA E NUOVA POUTICA 
TEDESCA 

La vita quotidiana delle donne è determinata dalle 
strutture oppressive del patriarcato. Le donne 
fanno i 2/3 del lavoro, ricevendo solo un decimo 
del guadagno e ottenendo in media il 40% in meno 
rispetto ad un operaio uomo. Nella politica, nel la- 
voro, nella società la donna è sottoposta a discri- 
minazioni e alla violenza patriarcale. Nei centri ca- 
pitalistici come in Asia America, in Africa le donne 
sono oggetto di controllo demografico. 

Con l'argomento strategico del sovrapopolazione 
viene imposta alle donne in Africa, America, Asia la 
sterilizzazione forzata, mentre nei paesi industria- 
lizzati l'aborto viene criminalizzato. 

CONTRO L'OPPRESSIONE DELLE DONNE 

In tutto il mondo vengono criminalizzati i soggetti 
che si pongono in termini antagonisti all'ordine 
mondiale. Molti lottano da vent'anni contro i tenta- 
tivi di annientamento. 

UBERTA' PER TUTTI I PRIGIONIERI POUTICI 
IN TUTTO IL MONDO 

SOUDARIETA' CON I POPOU IN LOTTA PER 
L'AUTODETERMINAZIONE 


20 




Sette padroni del mondo vogliono festeggiare la 
vittoria sul comuniSmo e propagandare la loro vi- 
sione di un mondo unico di democrazia e diritti 
umani, di economia mondiale e civiltà. 

Che cinismo, che ipocrisia di fronte ad una realtà di 
un ordine economico, culturale e ideologico che è 
responsabile di espropriazione, fame e miseria, 
torture, oppressione sessuale e razzista. 

Noi rifiutiamo quest'ordine assassino vogliamo un 
mondo in cui l'uomo e le culture non siano sotto- 
posti alla logica del profitto e dello sfruttamento. 
Lottiamo per una vita autodeterminata e una pro- 
duzione che è orientata ai bisogni umani e non di- 
strugge la natura. 


PROGRAMMA DEL CONTROCONGRESSO 

pubblichiamo solo "ì titoli" delle varie tematiche che 
verranno sviiluppate nei vari gruppi. Nel prossimo 
numero pubblicheremo anche le adesioni e altro... 

Gruppo 1: 500 anni di colonialismo - 500 anni dì 
resistenza. 

Gruppo 2: Emigrazione e razzismo. 

Gruppo 3: ecologìa. 

Gruppo 4: Nuove forme di repressione per la sta- 
bilizzazione del dominio e polìtica di riarmo. 

Gruppo 5: Europa dell'Est. 

Gruppo 6: Donne. 

Gruppo 7: Economia mondiale. 


3 File : G7.WPS 


1° CONGRESSO INTERNAZIONALE 
CONTRO IL VERTICE MONDIALE 
DELL'ECONOMIA (WWG) 3-5.7.92 

Alla Ludwig Maximilians Universitaet (LMU) 
Monaco di baviera - Edificio principale 
Geschwister-Scholl-Platz 1 

Per un mondo senza fame, persecuzioni, in- 
giustizia sociale e guerra! 

Organizzatore e' il consiglio dei lettori 
dell'università' di Monaco con un largo circolo di 
sostenitori dei Settori Econoliga e gruppi che si 
occupano del terzo mondo, movimento per la 
pace, gruppi cristiani, donne, politica socialista, 
persone di scienza e partiti. 

"IL DECENNIO PERDUTO" 

IL SOLCO TRA POVERI E RICCHI CRESCE 
SEMPRE DI PIU'! 


Il vertice... 

PROGRAMMA PROVVISORIO DEL 3-5-7.92 
ALL'UNIVERSITÀ' DI MONACO 

Manifestazione di apertura 3.7.92 1 8-22 
"IL NUOVO ORDINE MONDIALE, GLI SVILUPPI 
NELU\ EUROPA ORIENTALE, IL RUOLO DELLA 
RFT" 

RELATORI^RICI 

Jose Lutzenberger (ex ministro per l'ambiente del 
Brasile: Noam Chomsky (linguista) Usa; Vandana 
Shiva (autrice di scritti ecologici) India; Concepciòn 
Quispe (indiana Quechua) rappresentante del 
sindacato contadino; Rebecca Palacios (FMLN el 
Salvador; Fatima Hartman (rappresentante dei 
Sinti e Roma di Colonia; Discussioni in gruppi di 
lavoro 4-5-7.92 
Sabato 9.12,30 e 17-21 
Domenica 9,30-12,30 

Forum 1 

500 anni di colonialismo-500 anni di resistenza 

democrazia e diritti umani 

con 

Concepcion Quispe 
Frank Dreaver 

Dhoruba Bin Wahad (pantere nere) 

KLeo Gurwitz (freedom Now) 

N.N. Filippine 
N.N.Turchia 

Sephat Ephren (Epif) Eritrea 
NN Donne di Cuba 
Aicha Ouaret (algeria) 

Rosa de Senza (CPT) Brasile 

Forum 2 

Immigrazione, razzismo 

principalmente coordinato da gruppi che si occu- 
pano di rifugiati in Germania 

Forum 3 Ecologia 

Forum 4 Politica del riarmo e del dominio 
Forum 5 Europa orientale e stati del patto orien- 
tale 

Forum 6 Donne 

Forum 7 Economia mondiale 


per contatti Michael Koehier e Dirk Joussen 

leopold strasse 15 

8000 Muenchen 40 

tei 0049/89-2180 2072 

fax 089/38 196 133 

(ufficio del congresso) 


21 




4 File : TRADWWG.TXT 


Traduzione WWG.TXT 

IL VERTICE DEI G7 A MONACO 

Cari amici, oggi ci e' giunto un messaggio da 
Monaco in cui si informa che l'Università' non ha 
autorizzato ii congresso anti WWG all'interno della 
stessa. Lo stesso vale per l'accampamento. Non e' 
concesso l'accampamento, pero' ognuno dovrebbe 
venire con un sacco a pelo e uno stuoino (forse 
con una tenda). 

Per venerdì' avranno circa 600 posti, per sabato 
circa ISOOISe non sai dove dormire, chiama 
l'infoshop Monaco, tei. 49-89-4889638 fax 49- 
89-4202006. 

P.S. forse non parteciperemo al prossimo incontro 
ECN perche' saremo in vacanza fino al 1 Agosto. 
Saluti rivoluzionari OMEGA 
P.P.S. Il prossimo lIM avra' luogo a Berlino in 
Novembre WWG1 

Oggetto: Legge speciale bavarese (in partico- 
lare Legge sui compiti della Polizia PAG) 

Qui di seguito i fatti piu' importanti sulla PAG ba- 
varese, che e' in vigore dal 1990 in questa forma 
inasprita (questo emendamento era cinicamente 
necessario, perche' la PAG doveva essere adat- 
tata al cosiddetto giudizio dei censimento della 
corte costituzionale federale). 

Ho citato solo gii aspetti che sono correlati a ma- 
nifestazioni particolarmente rilevanti come grandi 
dimostrazioni e forme d'antagonismo estreme. 

DETENZIONE PREVENTIVA" DI 14 GIORNI 

Con l'art. 1 6, che e' entrato nel PAG bavarese con 
l'emendamento del Marzo 1989, la polizia ottiene il 
diritto di incarcerare fino a 14 giorni dimostranti che 
ritiene vogliano commettere reati. Qui di seguito 
riportiamo un estratto dalla rivista "Servizi Segreti e 
Polizia, difesa dello Stato contro la liberta'" dell'FSI 
Informatik, Università' di Erlangen: 

L'art. 16 (detenzione) sancisce: 

1. La polizia può' arrestare una persona per pro- 
teggerla da un pericolo al corpo o alia vita; in par- 
ticolare perche' questa persona si e' evidente- 
mente trovata per libera scelta in situazione isolata 
e priva di aiuto oppure 

2. e' indispensabile per il controllo diretto e 
preventivo o la prosecuzione di un reato o di una 
forma di minaccia all'ordine che sia di significato 
tale da rappresentare un pericolo per la comunità'; 
la supposizione che una persona commetterà' un 


tale gesto o contribuirà' a commetterlo si basa sul 
fatto che 

a) questa persona ha reso noto che commetterà' il 
fatto o ha portato con se' striscioni o altri oggetti a 
tale scopo; do' vaie anche per volantini dal con- 
tenuto simile, dal momento in cui essi vengono di- 
stribuiti in una quantità' tale da poter essere di- 
stribuiti, oppure 

b) presso questa persona vengono trovate armi o 
attrezzature o altri oggetti che sono evidentemente 
destinati a tali gesti o che, secondo quanto dice 
l'esperienza, vengono di solito usati per commet- 
tere tali gesti o se una seconda persona che 
l'accompagna abbia con se' oggetti di questo ge- 
nere e ne sia a conoscenza oppure 

c) se questa persona già' in passato sia stata re- 
putata piu' volte per motivi simili un "disturbatore" 
per quanto concerne reati o minacce all'ordine di 
peso notevole per la comunità' e che quindi, viste 
le circostanze, sia da prevedere una ripetizione di 
tali gesti oppure 

3. se e' indispensabile, per imporre, secondo l'art. 
15, una dispersione di piazza. 

(2) La polizia può' arrestare minorenni che si siano 
sottratti alla custodia dei tutori o che si siano fer- 
mati in luoghi nei quali incorre una minacda o un 
pericolo di ordine morale per riportarli ai tutori o 
all'Ufficio Minori. 

(3) La polizia può' arrestare una persona che si 
voglia sottrarre alla esecuzione della custodia 
preventiva, della privazione di liberta' o di provve- 
dimenti restrittivi per l'ordine e la sicurezza o che 
ecceda i limiti di legge senza autorizzazione e può' 
riportarla nei limiti previsti. Nei seguenti articoli 
viene tra l'altro sancito che debba essere emessa 
"immediatamente", cioè' per esempio se nel fine 
settimana solo dopo due giorni, una "decisione 
giuridica sul rilascio o la conferma della deten- 
zione". 

Persone che sono state fermate in base all'art. 1 6 
e che quindi non hanno al momento attuale com- 
messo alcun reato ne' siano state dimostrate col- 
pevoli 0 concretamente sospettabili, possono es- 
sere trattenute su decisione del giudice fino ad un 
massimo di 2 settimane secondo l'art. 1 9 N. 

3. Cosa significa tutto do' concretamente? Ai lati 
delle manifestazioni la polizia può' arrestare le 
persone che suppone possano minacciare l'ordine. 
Se si tratta di manifastazioni non limitate a semplici 
dimostrazioni ma legate ad azioni prolungate per 
piu' giorni 0 simili (come per esempio forme di an- 
tagonismo), le persone possono essere trattenute 
per l'intera durata delle azioni (al massimo 14 
giorni) su ordine dei giudice. Tutto do' sulla base di 
"supposizioni" o "esperienze" della polizia. Non c'e' 


22 




bisogno che ci sia alcuna concreta consistenza di 
reato. 

In effetti, l'art. 16 può' essere letto come una "Lex 
Demo". Si citano già' nel testo di legge "strisiconi" 
od oggetti simili. Da do' traspare che questo art. 16 
non e' in alcun modo una lotta all'alta criminalità', 
che anzi continua cosi' ad essere alimentata. 

Anche contro questo articolo del PAG venne inol- 
trata una petizione. Ma nell'Agosto del 1 990 la 
Corte Costituzionale bavarese decreto' che questo 
articolo era conforme alla Costituzione. 

In breve poterono essere raccolte le prime espe- 
rienze relative all'art. 16, che abbiamo documen- 
tato nell'appendice di questo capitolo.Fin qui ci ri- 
troviamo col sunto del Reader. 

Ma la PAG offre ancora di piu'. La polizia e' cosi' 
autorizzata a fermare e chiedere le generalità' a 
qualunque persona dalla quale suppone di poter 
trarre indicazioni di utilità' oggettiva.Naturalmente 
vengono condotte "inchieste segrete e program- 
matiche sulle persone che possono essere con- 
dotte ininterrottamente fino a 48 ore (osservazione 
prolungata)" ed utilizzati "mezzi tecnici segreti per 
l'identificazione, come fotografie, identikit ed in- 
tercettazioni di discorsi e parole" (citazioni dirette 
dal PAG). 

In definitiva il PAG offre tutto do' che il cuore di un 
Ministro degli Interni desidera... 

Per ulteriori informazioni, ci si può' riferire alla 
suddetta rivista "Servizi Segreti e Polizia - 
Protezione dello Stato contro la liberta'" dell'FSI 
Informatik dell'Università' di Eriangen. E' in prepa- 
razione una nuova edizione, che può' essere or- 
dinata con assegno circolare di 10 DM presso l'FSI 
Informatik AK Datenschutz Martenstr. 3 8520 
ErIangen. 

Non lasciatevi sottomettere! 

Mostriamo allo stato degli sbirri la nostra protesta 
fantasiosa, pacifica ma determinata contro la 
WWG e altre porcherie!!! 

Stefan Nel frattempo abbiamo ricevuto un foglio 
della Commissione di Inchiesta di Monaco. 
Siccome anche altri gruppi-persone ne sono inte- 
ressati, l'ho trascritto: 

CARE DISTURBATRICI, CARI DISTURBATORI! 

Ci e' giunto all'orecchio che qui e la' c'e' poca 
chiarezza, indignazione e insicurezza per quanto 
riguarda l'applicazione da parte degli sbirri 
dell'arresto preventivo durante le azioni anti-WWG 
e soprattutto durante il viaggio di andata degli atti- 
visti. A do' ci opponiamo, a una formazione mito- 
logica repressiva. 

La carcerazione preventiva, uno dei tanti particolari 
multicolori degli strategi della parola, e' un pezzo 
nel mosaico della generale strategia preventiva 


della moderna politica per la sicurezza dello Stato, 
cosi' come essa venne strutturalmente sviluppata 
dalla fine degli anni '60, realizzata durante gli anni 
'70 e ora, grazie alla cosiddetta "Legge per la si- 
curezza (protezione dello Stato)", viene assicurata 
di fatto. 

La modifica della legge bavarese sui compiti della 
polizia (PAG = PolizeiAufgabeGesetz) rappresenta 
anche una reazione alla protesta contro il WAA di 
Wackersdorf: uno strumento giuridico per la sicu- 
rezza del potere atto a poter far tremare, canaliz- 
zare 0 schiacciare proteste future (abusive), scio- 
peri e opposizioni già' nei loro preamboli. 

Fino a questo momento la carcerazione preventiva 
era possibile in Baviera per un massimo di 48 ore. 
La riforma del PAG significa quindi un aumento del 
700% nella durata del fermo fino ad un massimo di 
14 giorni. Allo stesso modo le corrispondenti leggi 
della polizia di Badens-Wuettensberg, Brema e 
Amburgo rendono possibile una carcerazione 
preventiva di 2 settimane. La differenza pero' sta 
nel fatto che in queste regioni federali la deten- 
zione preventiva di 1 4 giorni non e' stata condotta 
come strumento politico di repressione nel conte- 
sto della procedura abituale dell'opposizione, 
l'elenco estensivo degli arresti e' presente come 
nel PAG bavarese, la detenzione preventiva e' 
stata finora difficilmente applicata.Le azioni anti- 
VWVG potrebbero rappresentare una prima, grossa 
possibilità' di applicazione per la struttura irrigidita 
della carcerazione preventiva. I controlli preventivi 
sono consueti anche in altre regioni federali. 

A Monaco non ci sara' mai uno scenario di repres- 
sione visibile. Alle ultime grosse manifestazioni a 
Francoforte ci furono altrettanti precontrolli meti- 
colosi tra i partecipanti, come ci furono maggiori 
fermi durante il viaggio di andata per Berlino Ovest 
negli ultimi anni presso la ASOG. E' importante 
tenere a mente che i concetti paranoici di sicurezza 
degli strategi della polizia, del Ministero degli 
Interni bavarese e della relazione del distretto am- 
ministrativo di Monaco non sono imponibili politi- 
camente automaticamente ne' si devono necessa- 
riamente sollevare, cosi' come i loro cervelli malati 
fantasticano. Hans-Peter Uhi, capo del distretto 
amministrativo, auspica già' nel frattempo nel 
"Sueddeutschen Zeitung" che gli abitanti di 
Monaco restino a casa, evitando la citta' e vengano 
informati in maniera sicura direttamente dalla tele- 
visione. Anche ciò' non gli riuscirà': non riusciranno 
ad isolare i cosiddetti cittadini nel carcere simula- 
tivo della televisione. 

Vediamo principalmente due potenziali modalità' di 
applicazione del PAG: 

Appena prima del WWG, vengono fermate e arre- 
state persone dei gruppi di preparazione del con- 


23 



gresso, della manifestazione e dei giorni di mobili- 
tazione fino alla conclusione delle azioni anti- 
WWG. Questa sarebbe quindi una palese politica 
d'emergenza dei Ministero degli Interni bavarese, 
che vuole reprimere ogni capacita' di azione poli- 
tica. Nel caso in cui si delinei una simile politica 
repressiva, questa dovrebbe quindi anche circo- 
lare; ciò non significa che si tratti di un incante- 
sinio. In tal caso si dovrebbe anche reagire politi- 
camente e apertamente e, per quanto possibile, 
discutere offensivamente la politica stessa 
d'emergenza (possibilità' di reazione) e quindi 
all'esterno, di fronte alla stampa borghese, poterla 
contrattaccare. Si cerca ora di iniziare una prepa- 
razione politica ad una simile situazione 

d'emergenza. 

L'altra possibilità' di applicazione non si differenzia 
fondamentalmente per quanta riguarda l'azione da 
altre grandi esperienze in Germania: forti precon- 
troili durante il viaggio di andata, le manifestazioni 
e i cortei. La differenza bavarese sta nel fatto che 
esiste la possibilità' di arrestare anche come sem- 
plici "disturbatori". Il "disturbatore" e' colui che 
viene registrato nel computer della polizia, anche 
senza alcuna una condanna giuridica. 

Un'incarcerazione preventiva può' durare a se- 
conda della decisione del giudice piu' di 48 ore fino 
alla fine del congresso del G-7 di mercoledi' 8 
Luglio. Si raccomandano le normali misure pre- 
cauzionali: sapere quali oggetti possono essere 
portati con se' o trasportati, evitando strade di 
grossa affluenza. Nel caso in cui uno di voi venga 
fermato e trattenuto dagli sbirri, deve uscire dopo 
48 ore oppure condotto subito davanti ad un giu- 
dice istruttore, procedura che può' durare a volte 
delle ore. Avete diritto ad un avvocato difensivo; 
potete telefonare quindi alla EA (bisogna avere con 
se' 23 Pf.). 

La EA predispone con gli avvocati l'assistenza 
della gente in custodia preventiva. Se una lesbica 
vuole essere difesa da un'avvocatessa, ciò' può' 
avvenire fin tanto che ci sono avvocatesse a di- 
sponibili. Ore dopo l'arresto, chissà' quando, ver- 
rete poi condotti davanti al giudice istruttore. Resta 
scontato che sia presente un avvocato. I giudici 
decidono se la carcerazione sia presumibilmente 
giustificata oppure da interrompere. Nessuno può' 
essere trattenuto oltre mercoledì' La decisione del 
giudice sullo stato di fermo non avviene a porte 
aperte, bensì' secondo il rapporto della polizia e 
senza testimoni indipendenti. La 1 46 StPO in que- 
sto caso non vale, do significa che gli avvocati 
possono rappresentare piu' persone per la stessa 
causa. Nel caso in cui il giudice sanzioni una con- 
tinuazione della carcerazione, potete fare appello 


immediatamente presso il tribunale locale. Fatelo 
subito anche presso il giudice istruttore. 

L'appello immediato verrà' deciso senza udienza, 
sulla base dei rapporti, do' significa che non sarete 
presenti. Per gli arresti di 73 manifestanti anti-WA 
nelle azioni dell'autunno 1989 in Kronstetten, per 
esempio, la corte locale ha sentenziato un ordine 
d'arresto. Se siete in arresto, non siete piu' sotto 
custodia preventiva, bensì' in arresto poliziesco. 
Avete pero' teoricamente le normali diritti di rice- 
vere giornali, visite, libri, acquisti che vengono sta- 
biliti dal giudice istruttore. Non ci sono pero' ancora 
esperienze concrete. Cerchiamo di creare un rete 
dì aiuto sulla EA in altre citta' tedesche, e di creare 
un'assistenza forte per la gente che viene arrestata 
in zone lontane da Monaco. Altrimenti vi consi- 
gliamo di leggere le correnti informazioni della EA, 
di non perdere il coraggio, di non arrarbiarsi e 
"calma e gesso". 

Speriamo di essere stati esaustivi con le informa- 
zioni date e di aver sfatato l'immagine data dagli 
apparati della sicurezza, dagli zombie dei WWG 
come spettacolo mediale dì liberta' e economia dì 
mercato. 

A NOI LA STRADA! 

Il vostro EA MONACO. 


24 



5 File : VERTICE 


daANTIWWG INFO 

IL VERTICE DEI SETTE Al PIEDI DELLE 
ALPI 

Dal 6 all'8 luglio 1992 si incontrano a Monaco, me- 
tropoli bavarese dell'alta tecnologia industriale e 
dei grandi potentati finanziari e massmediologici 1 7 
stati più potenti per il Vertice economico mondiale 
detto anche G7. 

Il vertice economico mondiale riveste un ruolo 
centrale accanto al Fondo monetario internazio- 
nale, alla Banca mondiale nella architettura del 
nuovo ordine mondiale con conseguenze spesso 
terrificanti nei paesi tricontinentali di Asia, 
Sudamerica ed Africa. Del FMI e della Banca 
mondiale se ne ó molto parlato mentre relativa- 
mente poco si sa della storia e funzioni del G7. 


UNA RETROSPETTIVA DEL VERTICE 

Nel 1971 il presidente statunitense Nixon annun- 
ciava la fine delia convertibilità in oro dei dollaro, 
nel marzo 1973 gli USA hanno rinunciato al si- 
stema di cambi stabili rispetto al dollaro. In tal modo 
ì deprezzamenti della valuta statunitense diveni- 
vano possibili in modo di migliorare il bilancio del 
commercio e dei pagamenti degli Stati Uniti of- 
frendo al contempo discreti vantaggi alle esporta- 
zioni. Venne così a decadere il sistema di cambio 
fisso con il dollaro che aveva introdotto a Bretton 
Wood nel 1944 la funzione del dollaro come valuta 
guida favorendo l'ascesa dell'Europa e del 
Giappone ai rango di temibili avversari economici. 
La percentuale di commercio dell'Europa superò 
quella degli Usa e il prodotto interno lordo si avvi- 
cinò a quello nordamericano. Il crescere del costo 
del petrolio accentuarono i problemi economici in 
tutti i paesi capitalistici. Tra l'ottobre 1973 e il 
gennaio 1974 il prezzo di un barile di petrolio 
passò da 3 a 12 dollari. Negli stati appartenenti alla 
OECD (l'organizzazione di 24 stati industrializzati) 
si verificò una recessione con una inflazione media 
dei 13,5 % e 15 milioni di disoccupati insieme con 
una calo del commercio mondiale. 

I vertici economici mondiali esprimono in tal senso 
una segmentazione differenziata all'Interno dei 
paesi ricchi ed adempiono ad una funzione di ele- 
menti modesti di una direzione globale, "un nuovo 
sistema di consultazione occidentale che possa 
interagire in maniera adeguata con il decrescere 
dell'importanza degli USA nell'economia occiden- 


tale e con l'ascesa di Europa e Giappone e della 
Cee come gruppo", come si dice in uno studio del 
Royal Institute of International Affairs di Londra e 
del Center for International Affairs dell'Università di 
Harvard. 

A partire dal 1975 questi summit vengono convo- 
cati ogni anno. Il primo era stato promosso dal 
presidente francese Giscard D'Estaing e sostenuto 
-dal cancelliere socialdemocratico tedesco Helmut 
Schmidt per discutere questioni di politica econo- 
mica e soprattutto valutaria in diretto contatto con i 
capi di stato e dei governi. I risultati comuni rag- 
giunti, fissati nelle dichiarazioni finali, non sono 
vincolanti ma al contrario costituiscono delle sem- 
plici dichiarazioni di intenti oppure degli impegni 
volontari. Il circolo dei partecipanti era conteso fin 
dall'inizio. Gli iniziatori pensavano ad un piccolo 
circolo detto dei G5 (USA, GB, F, RFT, J) che già 
si incontra regolarmente tramite i suoi ministri delle 
finanze . 

Il gruppo del G5 comprende i paesi che costitui- 
scono i membri fissi del direttorio esecutivo del 
Fondo monetario internazionale e che raccolgono il 
45% della percentuale di voti del FMI. il G5 si in- 
contra nelle modalità consuete ed ha sviluppato un 
organismo di direzione per il FMI e di conseguenza 
é responsabile della rigorosa politica del FMI nei 
confronti del "terzo mondo" e dell'Europa orientale. 
Grazie alla presidenza Cee l'Italia é riuscita ad en- 
trare nel circolo dei partecipanti al primo VEM. Il 
secondo vertice ebbe luogo a Porto Rico e vi par- 
tecipò anche il presidente Trudeau per il Canada 
grazie alla raccomandazione del presidente Ford. I 
magnifici sette erano al completo e Australia, Paesi 
Bassi e Belgio ne rimasero tagliati fuori. 


LE TEMATICHE DEL VERTICE 

Nel corso del primo vertice a Rambouillet nel no- 
vembre 1 975 la politica valutaria americana era al 
centro dell'attenzione. Gli Stati Uniti richiedevano 
dei cambi liberi (Floatìng), la delegazione francese 
richiedeva il ritorno ai cambi fissi. Nel comunicato 
finale si parlava di stabilità monetaria, si rimase di 
fatto al floating. 

Rispetto a i paesi dell'OPEC i Sette hanno agito 
all'unisono con la diminuizione delle importazioni 
della produzione petrolifera e con la ulteriore 
espansione dell'energia nucleare con il fine strate- 
gico di distruggere la forza dell'OPEC. Questo 
comportamento aveva anche la funzione al con- 
tempo di esempio rispetto alle richieste di prezzi 
stabili per le materie prime, in particolar modo con- 
tro la richiesta di allora da parte dell'Algeria di 
"nuovo ordine economico mondiale" comprendente 


25 




prezzi fissi per merci e materie prime, trasferimento 
di risorse da parte dei paesi ricchi verso quelli po- 
veri, il diritto all'esproprio senza risarcimento degli 
investitori stranieri, più potere decisionale 
airinterno del FMI e della Banca Mondiale. Anche 
nei vertici seguenti i problemi all'ordine del giorno 
erano come al solito la libertà di commercio contro 
le limitazione, il problema dell'inflazione, i corsi di 
cambio, i prezzi petroliferi, l'indebitamento dei 
paesi del terzo mondo negli anni 80, le lamentele 
sulle offensive di esportazione del Giappone con 
una funzione di rafforzamento da parte dei vertici 
economici mondiali della politica del FMI. 

A causa della temuta crescente influenza degli 
eurocomunisti i capi di governo di Francia, 
Germania, Gran Bretagna ed USA decisero du- 
rante il VEM del 1 976 in un piccolo incontro sepa- 
rato di non concedere più all'Italia un seggio al 
consiglio monetario in caso di una partecipazione 
del PCI al governo. Già a Rambouillet gli altri par- 
tecipanti avevano criticato la situazione deficitaria 
delle aziende statali italiane e i salari "troppo alti" 
legati alla indicizzazione dei costo della vita. 

I diversi interessi economici e politici delle potenze 
dominanti si sono sempre espressi anche in ma- 
niera turbolenta e controversa all'interno di questi 
summit. 

il presidente statunitense Carter litigò a suo tempo 
con il cancelliere germanico Schmidt a causa delia 
possibilità di ulteriore proliferazione delle armi ato- 
miche a causa delle esportazioni di armi atomiche 
tramite l'esportazione dalla repubblica federale in 
Brasile e in Pakistan. L'amministrazione statuni- 
tense non riuscì né a imporsi rispetto ai paesi 
esportatori di tecnologia nucleare quali Francia e 
Germania,nè a ostacolare un reattore veloce in 
Giappone. Venne ripresa l'esportazione provviso- 
riamente bloccata di uranio da parte degli USA e 
venne solamente concordata una ricerca sulla dif- 
fusione delle armi atomiche. 

L'amministrazione Reagan ha cercato inutilmente, 
di far passare delle limitazioni a il commercio est- 
ovest a livello del VEM (la lista di Cocom, l'affare 
della condotta di gas neutrale) (Ottawa 1981). Solo 
in occasione del VEM di Versailles nel 1 982 la RFT 
ha ottenuto un allargamento della lista d'embargo 
per quanto riguarda i beni tecnicamente di alto va- 
lore che possono avere anche degli utilizzi militari. 
Negli anni scorsi é stata molto criticata la politica 
degli alti tassi di interesse e il deficit domestico 
degli USA: Con l'indebitamento e il capitale stra- 
niero la “reaganomics" é riuscita a finanziare la 
crescita economica e la corsa al riarmo.Questa 
politica inoltre ha provocato alti tassi di interesse a 


livello mondiale ed ha spinto i paesi tricontinentaii 
nelle fauci della “crisi del debito". 

Nel 1985 a Bonn, durante il vertice, si formò una 
nuova coalizione tra Reagan e KohI che appog- 
giarono insieme il progetto delle guerre stellari 
mentre Mitterand si fece paladino di un progetto 
europeo tecnologico e militare. Infine grazie alia 
visita di Reagan e di KohI al cimitero delle SS a 
Bitburg vennero fatti altri passi in avanti verso la 
cancellazione dei crimini nazisti. 

Tra gli argomenti combustibili che innescanti i con- 
flitti al vertice tra Usa Giappone e Cee troviamo la 
politica delle importazioni e delle sovvenzioni, le 
limitazioni al commercio per i prodotti agricoli, 
l'acciaio ed altri beni. 

Questi summit vengono inoltre utilizzati e sono stati 
utilizzati in passato anche come una specie di ve- 
trina pubblicitaria. Il cancelliere tedesco KohI per 
esempio ha portato a Parigi un appello per la di- 
fesa delle foreste tropicali, unito alla formula ne- 
oimperialista "titoli di credito in cambio di salva- 
guardia ambientale" (Dept-for-nature-swaps). 
Infine le polemiche sulle esportazioni di armi con- 
troverse portarono i più grandi trafficanti di armi del 
mondo ad incontrarsi a Londra nel 1991 per ri- 
chiedere un registro delle esportazioni presso 
rONU accanto alla richieste di linee direttive 
"vincolanti" sulle esportazioni. 


IL FUTURO DEL VERTICE 

Per più di quarant'anni il motivo di unificazione de- 
gli stati occidentali era costituito dal comune ne- 
mico bolscevico. Con la caduta di quest'ultimo si 
assiste all'incontro/scontro degli interessi contra- 
stanti delle singole metropoli occidentali. In tal 
senso é da vedere la futura funzione di strutture 
quali il Vertice economico mondiale in quanto am- 
bito di armonizzazione degli interessi tra le più 
grandi potenze economiche oppure la sua even- 
tuale eliminazione . 

La formazione del VEM rispondeva ai sui inizi alla 
cresciuta influenza politica ed economica della 
Comunità Economica Europea, soprattutto della 
Germania e del Giappone con un decrescere rela- 
tivo dell'influenza degli USA. L'ascesa della 
Germania al ruolo di grande potenza cambia ulte- 
riormente i rapporti di forza. Grazie a Ila sua po- 
tenza economica la Germania riveste oggi una po- 
sizione egemonica in Europa ed in tal modo rag- 
giunge uno stadio che dal punto di vista militare 
non era riuscita a raggiungere in due drammatici 
"tentativi" avvenuti in questo secolo e noti come 
prima e seconda guerra mondiale. 


26 



La RFT è preoccupata di estendere questa posi- 
zione dal punto di vista militare con l'ausilio 
dell'asse franco tedesco, in Europa orientale la 
Germania ritorna al contrattacco assieme ai vecchi 
alleati (croati, stati baltici). 

Durante l'ultimo vertice di Londra soprattutto il 
governo francese si ó tenacemente opposto ai 
progetti di "riordinamento" in Jugoslavia da parte 
dei tedeschi (e degli austriaci). Un commento del 
ministro degli Esteri Genscher recitava: "E' comin- 
ciata la guerra per l'Europa". 


6 File : PIPPI.WPS 


DATI MONACO 

Eccitata - con pippi calzelunghe la polizia e' an- 
data via di testa 

LA MANIFESTAZIONE CONTRO IL 
VERTICE MONDIALE 

Rissa selvaggia alla sala di quartiere 
di A.AIbes 

Quando 300 di sinistra ed un commando della po- 
lizia si incontrano non può' finire bene. Sabato ne 
e' stata fornita la triste prova per l'ennesima volta. 
Una piccola guerra nella sala di quartiere di 
Heidhausen! Gli uni offendevano lo stato e 
avrebbero lanciato dei bicchieri da birra. Gli altri 
proteggevano lo stato ed avrebbero spinto e stretto 
in maniera brutale. 

La causa: la prima grande assemblea contro il ver- 
tice economico mondiale di luglio a Monaco :inizio 
ore 19,30. 

Già dopo una mezz'ora in anticipo i poliziotti vole- 
vano entrare nella sala. Tuttavia dovevano atten- 
dere di fronte alla porta. Quando finalmente sono 
entrati li si voleva mandare via al piu' presto. Un 
coro di "pussa via!" 

Allora gli agneti hanno ottenuto sostegno da parte 
di 20 colleghi con caschi e giubbotti antipproiettiii. 

Si e' arrivati al pestaggio quando gli avversari del 
VEM hanno intonato la canzone "Pippi calzelun- 
ghe" attraverso l'atloparlante. 

Una provocazione per i poliziotti che hanno già' 
spesso sentito la canzone durante le manifesta- 
zioni, con un testo contro la polizia e sotto il titolo 
di "Zora la rossa". A monaco ora vi e' un procedi- 
mento penale ai fine di vietare la canzone. 

Per circa un'ora ambedue gli avversari si sono 
fronteggiati. 

Poi si era rotta abbastanza porcellana. 


7 File : TR1KO.ZIP 


Note: mancano alcuni pezzi ed e' da correggere!!! 

INDEBITAMENTO DELLA 
PAUPERIZZAZIONE 


(1) CRESCITA DELL'ECONOMIA 

Durante il decenno della piu' lunga alta congiuntura 
e della crescita economica per i paesi industriali 
capitalistici la povertà' dei paesi del "terzo mondo" 
e' aumentata. La tanto sbandierata economia ca- 
pitalistica di mercato ha aumentato in maniera 
abissale il gap tra le metropoli e laperiferia. L'Ifo- 
institut perviene alle seguenti risultanze: "Il so- 
vrappeso dei paesi industrializzati si e', secondo i 
dati della Banca mondiale, alzato in maniera no- 
tevole ancora una volta. Un quarto scarso della 
popolazione mondiale utilizza piu' dell'80% di tutti i 
beni e sen/izi. I paesi in via di sviluppo d'altra 
parte, il cui peso di pagamenti diviene sempre piu' 
pressante con i tre quarti della popolazione, con- 
tribuiscono appena col 1 7% alla prestazione eco- 
nomica - e questo nonostante che il mondo dello 
sviluppo nel decennio passato si sia ulteriormente 
differenziato e che alcuni stati del terzo mondo nel 
frattempo abbiano compiuto il salto verso la na- 
zione industriale" (Servizio celere di Informazioni 
Ifo. scnelldienst, 8-9-/91, pag 3). 

D'altra parte Io sviluppo e' differenziato in termini 
regionali. 


(2) LA CRISI DEI DEBITI 

Il motivo principale riguardo la debolezza della 
crescita e' il crescente indebitamento dei paesi 
della Tricontinentale. Invece di potere utilizzare dei 
mezzi finanziari di per se' scarsi (ad es le entrate di 
valuta a seguito delle esportazioni (export erose) 
per scopi produttivi e di investimento, essi devono 
venire messi nel servizio debiti. Elmar Altvater 
scrive: "Le conseguenze sono catastrofiche: gli 
investimenti sono retrocessi dal 1982 al 1988 per 
una percentuale media annuale del 0,7% cosi' che 
la l'arretramente tecnologico e' cresciuto invece di 
diminuire". La montagna dei debiti ha nel frattempo 
assunto delle dimensioni gigantesche e dopo al- 
cuni anni di stagnazione relative - e' di nuovo in 
crescita. 

Di fronte alle banche tedesche i paesi dello svi- 
luppo (situazione: giugno 91) erano indebitate di 
98,3 miliardi di marchi (Sudamerica 27,1 DM, 


27 





Africa 12,2 Asia e Oceania 24,3 miliardi di DM.) 
(SZ 16.10.91). Diversamente dallle banche statu- 
nitensi, le banche tedesche avevano accettato 
(wertberichtigt) questi crediti già' alcuni anni fa, 
cioè' sulle spese dei contribuenti. In tal modo si 
spiega anche la proposta dell'ex speaker della 
Deutsche Bank, Alfred Herrhausen, a proposito di 
un parziale cancellazione del debito non solo come 
manovra propagandistica. Questa manovra 
avrebbe portato dei notevoli vantaggi alle banche 
tedesche, soprattutto alla Deutsche Bank nel 
campo della concorrenza, che oltre a do' avevano 
un volume di crediti notevolmente superiore con i 
paesi del terzo mondo. Per motivi della "solidarietà' 
internazionale" (cosi' il capo della Commerzbank 
Seipp) delle banche e per paura di una "morale dei 
pagamenti" peggiorantesi dei paesi creditori, la 
proposta e' nuovamente sparita. 


"Il sowenzionamento del ricchi 
da parte dei poveri" 

Qui alcuni dati sulle dimensioni del servizio dei 
debiti e dei pagamenti degli interessi negli anni 
scorsi: 

@ Già' nel 1987 il Professor Andre Gunder Frank 
(Scienze economiche deirUniversità di 
AMSTERDAM) faceva il seguente calcolo: "A par- 
tire dal 1982, dall'inizio della crisi del debito,il terzo 
mondo ha fornito un trasferimento netto 
deH'importo di circa 200 miliardi di dollari usa. Di 
questi l'America Latina doveva recuperarne 135, 
l'Africa 50 miliardi. Inoltre la fuga dei capitali e' 
stata valutata intorno ai 100 miliardi di dollari. La 
costrizione ad assumersi altri crediti venne in tal 
modo reinforzata ulteriormente. Qltretutto il terzo 
mondo doveva sopportare 100 miliardi di dollari di 
calo sulle entrate a causa del calo dei prezzi 
all'esportazione e al peggioramento dei Terms of 
Trade e a pagare 100 miliardi di dollari come 
guadagni e spese agli investitori stranieri oppure 
per l'utilizzo dei tecnologie straniere. La somma 
complessiva e' di circa 500 miliardi di dollalri, che 
sono stati trasferiti nel corso di 5 anni" 
(Wirtschaftswoche, 20.1 1 .87.) 

@ Professor Elmar ALtvater(FU Berlino): "A partire 
dallo scoppio delia crisi dei debiti dal 1982 al 1989 
i paesi dello sviluppo hanno trasferito ai paesi in- 
dustriali 236,2 miliardi di dollari usa" . 

@ QECD/1989: Secondo uno studio deH'QECD il 
deflusso di capitali nel 1989 dal "terzo mondo" 
verso i paesi industriali era di circa 62 miliardi di 
dollari (circa 100 miliardi di Marchi). Il servizio dei 
debiti era di 171 miliardi di dollari, mentre dai paesi 
industriali sono affluiti solo 109 milairdi di dollari di 


fresh money. Nonostate questo trasferimento vio- 
lentissimo di capitale netto l'indebitamento com- 
plessivo del "terzo mondo" si e' ulteriormente in- 
nalzato anche nel 1 989 a causa dello scadere de- 
gli interessi, (metall, 27.7.90). 


3. RICCHI A COSTO DEI POVERI 

1 paesi del "terzo mondo" si sono impoveriti perche' 
le metropoli si sono arricchite? Certamente lo 
sfruttamento del sud non e' la fonte del benessere 
del nord. Questa e' principalmente l'alta produtti- 
vità' della popolazione che lavora nei paesi indu- 
striali stessi. Ma e' innegabile che lo sfruttamento 
delle persone e delle risorse nella tricontinentale 
sia una fonte delia ricchezza nelle metropoli. Gli 
extraprofitti dallo sfruttamento del "terzo mondo" 
forniscono allo stato e al capitale nel "primo 
mondo" lo spazio di manovra economico e sociale 
rispetto al movimento operaio di questi paesi. 


1. Trasferimento di capitaii negii anni 70 

@ Le banche dei paesi industriali (soprattutto le 
banche usa) trasferiscono il capitale in eccesso 
(per es petrodollari) nei paesi dello sviluppo. 

@ Questi cercano di costruire una propria industria 
(industrializzazione di recupero) 

@ Come conseguenza i prodotti si dimostrano 
noncapaci di stare nel mercato mondiale 
(Concorrenz) 

@ L'indebitamento cresce - si accellera dopo il 
1 979 a causa degli interessi rapidamente crescenti 
@ La recessione a livello mondiale nei paesi indu- 
striali 1981/82 aggrava ulteriormente le possibilità' 
di vendere dei paesi dei tre continenti. 


2. La crisi dei debito del 1982 

@ La crisi del debito scoppia in modo aperto:il mi- 
nistro delle finanze del Messico jesus Silver 
Herzog dichiara la non solvibilità' del suo paese. 

@ La situazione dei debiti dei paesi dello sviluppo 
= 829 miliardi di dollari (200, piu' di 2 anni prima). 

@ Le banche si tengono indietro con il fresh mo- 
ney (denaro fresco) rispetto ai paesi piu' indebitati. 


3. "Il decennio perduto" (1982-1990) 

@ Il FMI e la banca mondiale costringono i paesi 
dello sviluppo indebitati a delle "riforme di strut- 
tura/crisi di adeguamento". Il motto :esportare al 


28 



posto di consumare. Nella pratica significa far ab- 
bassare le spese sociali, per l'istruzione e per la 
sanità, tagliare le sovvenzioni sui generi alimentari. 
@ Stretto orientamento alle espèortazioni 
dell'economia agricola - eliminazione dei vincoli 
all'importazizone e "liberalizzazione" dell' econo- 
mia, cioè' apertura totale alle multinazionali. 

@ Per poter gestire il servizio dei debiti (interesse 
ed eliminazione dei debito), i paeesi delio sviluppo 
producono in maniera accentuata per 
l'esportazione. 

@ La loro esportazione si scontra con le barriere 
commerciali delie metropoli (dogana, contingente, 
sowenzionamento deH'economia agricola nei 
paesi industrailizzati; caduta annua causata da 
questi motivi (secondo la bamnca mondiale): 55 
miliardi di dollari $) 

@ Caduta dei prezzi e del greggio-Gli interessi 
possono venir pagati solo in parte. 

L'indebitamento continua a crescere (nel 1990 già' 
1341 miliardi di $) a seguito del pagamento degli 
interessi non rimane piu' denaro per gli investi- 
menti produttivi - Grazie aH'orientamento all'espor- 
tazione dell' economia agricola l'auto-approvigio- 
namento non e' piu' assicucaro: la fame, miseria, 
maiattie ed epidemie ecc., la rapina ecologica. 

Questo processo Vienne rinforzato e velocizzato da 
@ La politica degli alti interessi degli USA anegli 
anni 80 (per attirare il capitale al finanziamento del 
proprio deficit di bilancio/corsa gli armamenti 
@ La fuga dei capitali dell'oligarchia finanziaria in- 
digena (tra i 15 e i 50 miliardi di $ all'anno). 


4. 1 DEBITI - “LA REGOLAZIONE" 

A PARTIRE DAL 1987/88 

La caduta della concorrenza di sistema perggiora 
la situazione dei paesi della tricontinentale in ma- 
niera ulteriore: non vi e' piu' sostegno dal punto di 
vista politico, materiale). I paesi industriali capitali- 
stici non devono avere piu' riguardo. L'ex lecco 
orientale si affaccia come concorrente per il capi- 
tale divenuto piu' scarso. 

@ Rinnova la stagnazione fino alla recessione 
deli'economia mondiale. Già' nel 1988 diviene 
chiaro: La maggior parte dei paesi in via di sviluppo 
non possono pagare neppure i loro interessi per 
non parlare dei loro debiti. L'ingolfamento degli in- 
cessi nel 1990: 45 miliardi di $ - disordini so- 
ciali/rivolte per fame. 

Il furto di risorse delle multinazionali e delle me- 
tropoli: Con il piano Brady si ricerca una gestione 
dei debiti/una strategia di sdebitamento. il nocciolo 


consiste nel cosidetto debt-to-equity-swaps, cioè' 
nella trasformazione dei debiti in titoli di proprietà' 
alle ditte fino a questo momento statali in questi 
paesi, nelle miniere, campi petroliferi ecc. Questi 
titli di debito/Azioni vengono trattati nelle borse. 
L'appropriazione delle risorse in Vorgriff. (SZ 
12.11.91: 'L'algeria svende le sue riserve petroli- 
fere') cioè' la svendita a prezzi da sconto. 

Bilancio complessivo: Il Sud svolge aiuto allo svi- 
luppo per il Nord: 

@ Con i pagamenti degli interessi 
@ Come vacca da mungere per i balzelli 
(Abschoepfungen) sotto forma di dogane e di tasse 
sul consumo 

@ Come forntiore di alimentari, frutta, voluttuari a 
prezzi bassissimi anche per il consumo di massa 
nel Nord. 

@ Come fornitore di materie prime ed energia a 
prezzi stracciati, di cui il Nord può' utilizzare per 
tenere in piedi il suo modo di produzione 
@ Come immondezzaio (Rifiuti ed esportazione di 
veleni), come "Spazio libero" (Aria ed acqua) per la 
cassiata alla produzione e per l'assunzione degli 
escrementi per la verkomsumierung 
@ "Fornitore" di risorse umane: Gli accademici e le 
forze specializzate (brain drain; ci sono piu' medici 
haitiani negli USA che in tutta Haiti) e di organi 
umani (SZ 25.8.89: "In India a causa dei reni"; (SZ 
24.8.91: "I bambini venduti apertamente ai mer- 
canti di organi"). 

La "macellazione" del terzo mondo vale nel suo 
senso letterale! 


(l)Terms of Trade 

La leva del saccheggio del Sud sono la trappola 
dei debiti e il potere di mercato elle multinazionali 
rispetto ai paesi dello sviluppo. 

Una causa del peggioramento dei Terms of Trade 
(vaiore di scambio reale, rapporto di prezzo 
espresso in uguali unita' valutarie tra le esporta- 
zioni e le importazioni in favore dei paesi delio svi- 
luppo risiede nella sviluppo piu' veloce della pro- 
duttività' nei paesi industrializzati spiegato qui so- 
pra. 

Una seconda cuasa va vista nel dominio al livello 
del mercato mondiale delle multinazionali. In tal 
modo le multinazionali del petrolio in alleanza con i 
governi dei paesi industrializzati hanno distrutto i 
tentativi iniziali dei paesi produttori di petrolio di 
costruire un cartello degli offerenti (OPEC) 

I produttori divisi di materie prime e di generi ali- 
mentari dei p.vs. non hanno alcuna chance rispetto 
al potere di mercato delle multinazionali del cibo. 


29 



La pressione debitoria e degli interessi ii spinge ad 
una continua "iperproduzione", che a sua volta 
spinge i prezzi delle materie prime verso ii basso. 
Nell'Insieme le metropoli risucchiano le risorse cel 
Sud ai prezzi piu' bassi. 

La cocaina rende di piu' del caffè': La caduta dei 
prezzi di mercato mondiali ... 


(2). Aiuti aiio sviiuppo per chi? ... 
De-spillatori (Detrattori) e co-mangianti. 


esser in condizione di affrontare in due regioni di- 
verse due casi di tensione in contemporanea, di- 
ceva il piu' alto ufficiale usa. Una situazione simile 
non la prevede per il momento, ma il Pentagono 
deve esser preparato. 

I paesi industriali fanno la guerra ai poveri non alla 
povertà'. Il rapporto dell'ONU rispetto al bilancio del 
programma di sviluppo per i paesi piu' poveri(sett 
1990) prognostica: "Se non si fa abbastanza per 
fare cessare velocemente la povertà' estrema, la 
miseria el a disperazione nel mondo, allora i dirot- 
tamenti demografici e le catastrofi ecologiche po- 
rovocheranno tensioni e violenza, guerre e terrro- 
rismo del cui emergere non rimarrebbe preservato 
nessun paese della terra." 


(3)"amerlcan way of life" 
come vicolo cieco mortaio 


4. La terza guerra mondiaie 

Nel 1990 secondo i dati dell'istituto di Stoccolma 
SIPRI i contributi a livello mondiale per gli arma- 
menti erano di circa un migliaio di miliardi di dollari. 
Il contributo sarevve stao sufficente ad estinguere 
l'indebitamento complessivo del "terzo mondo" per 
4 quinti. 

Solo il 60 per cento delle spese miliatri comples- 
sive andavano nel 1990 sul conto degli USA e 
dell'Unione sovietica. "Solo" circa ii 15 per cento 
delle uscite per gli armamenti a livello mondiale 
spettano ai paesi del "terzo mondo", dei 150 mi- 
liardi di spese militari dei paesi in via di sviiuppo 50 
miliardi oppure 40 per cento sono concentrati sui 
paesi quali l'Egitto, l'India, L'Iran, l'Irak, Israeel, la 
Corea del Sud e Taiwan (FAZ 12.10.91) 

Mentre nei paesi dello sviluppo le spese militari 
sono in decrescita già' dalla meta' degli anni 80, si 
parla molto di disarmo e di conversione negli Usa e 
nella Nato ma in realta' non si vede nulla. Gli USA 
hanno fornito solo per nuove armi l'anno scorso 5,9 
miliardi di dollari in piu' rispetto al 1990 


Il big stick, il bastone grosso di USA e NATO, per 
lo meno la minaccia di questo dovrebbe avere la 
funzione di pacificare ii "terzo mondo" anche in fu- 
turo. "Il mondo deve trmare di fronte all'esercito 
americano", dichiarava il generale stautnitense 
capo di stato maggiore Colin Powell: "lo vorrei che 
ognuno abbia una paura mortale di noi" (citato 
dalla SZ, 6.2.91). Le forze armate USa dovrebbero 


30 



LOTTA 
DI CLASSE 




1 

File : BERLI MAG.TXT 


ECN Brescia - Telefonata DA BERLINO 
CON UN COMPAGNO DEI GRUPPI 
AUTONOMI SULLA GIORNATA DEL 
PRIMO MAGGIO RIVOLUZIONARIO 

arrivata a Radio Onda d'Urto sabato 2 maggio 
1992 ore 12.15 

Alla manifestazione autonoma del Primo Maggio a 
Berlino Kreuzberg hanno partecipato 20.000 per- 
sone. 

Ce' stato all'inizio uno scontro abbastanza duro 
con gli stalinisti, abbiamo cercato di tenere fuori gli 
stalinisti dalla manifestazione. 

Nei corso della manifestazione in diversi posti gli 
sbirri sono stati attaccati, diversi mezzi della polizia 
sono stati colpiti e distrutti. Sono state sfasciate le 
vetrine di molte banche ed un nuovo negozio di 
computer nel quartiere di Kreuzberg e' stato prima 
espropriato e poi distrutto. Nel corso della serata, 
come quasi tutti gli anni, gli sbirri hanno effettuato 
diverse cariche, attaccando e pestando la gente. In 
diversi posti sono state erette continuamente pic- 
cole barricate. 

Cera gente molto diversa: "turisti", giovani, anziani 
che attaccavano la polizia. Ma non si trattava di 
azioni organizzate, ma di iniziative spontanee e 
sporadiche nei diversi quartieri. Questi scontri con 
la polizia sono continuati fino alla mezzanotte 
scorsa. 

Un altro punto caldo sono stati gii scontri con i fa- 
scisti della FAP che avevano indetto una manife- 
stazione provocatoria nel quartiere di 
Prenziauerberg (quartiere proletario di Berlino Est). 
La' c'erano circa un centinaio di fascisti, duecento 
poliziotti e trecento antifascisti. 

Gli antifascisti hanno cercato di colpire i fascisti. Gli 
sbirri sono stati costretti ad accompagnare i fascisti 
sino alla stazione della S-Bahn, della metropoli- 
tana. Ma anche quando si trovavano nella stazione 
della S-Bahn i fascisti sono stati massicciamente 
attaccati. 

Diversi fasci sono rimasti sul pavimento della sta- 
zione. Per loro questo Primo Maggio e' andato 
molto male, e' per noi e' andato molto bene. 


Alla sera c'e' stata un'altra piccola manifestazione 
organizzata dagli autonomen nel quartiere di 
Prenziauerberg, lo slogan era "quelli dell'est col- 
piscono ancora". Nel pomeriggio c'erano molte/i 
compagne/i dell'ex-Berlino est alla nostra manife- 
stazione a Kreuzberg, ed hanno deciso di farne 
una piccola alla sera a Berlino est a 
Prenziauerberg. E li' intorno alle 20.30 hanno ini- 
ziato a costruire barricate, a mettere auto in mezzo 
alla strada, diversi negozi sono stati espropriati. 

I poliziotti erano mal preparati perche' la maggior 
parte si trovava nei quartieri occidentali della citta', 
a causa degli scontri qui a Kreuzberg. 

Per quanto mi hanno raccontato la' c'era un buon 
feeling. In generale ci sono molti feriti dalla polizia, 
circa duecento compagne/i contusi, trecento fer- 
mati nel corso degli scontri tra cui molti passanti. 

Gli sbirri erano furiosi perche' nonostante il mas- 
siccio schieramento di polizia, con l'impiego di 
cinquemila poliziotti, non erano riusciti a tenere 
sotto controllo la manifestazione. 

In generale c'e' stata una grossa manifestazione 
riuscita, e' mancato pero' un buon coordinamento 
delle inizitive di tutta la citta'. 


2 File : BERLMETA.TXT 


ECN Brescia - Telefonata a Radio Onda d'Urto di 
un redattore di "Wildcat" da Berlino su LOTTE 
OPERAIE E CONTRATTO 
METALMECCANICI 

Martedì' 19 maggio 1992. 

W.: per capire un po' il contesto storico bisogna 
tener presente che negli ultimi due tre anni gli 
operai metalmeccanici hanno avuto aumenti del sei 
virgola qualcosa per cento senza lottare. L'hanno 
assunto come qualcosa di garantito. Bisogna ag- 
giungere a questo che per i livelli piu' bassi, prima 
e seconda categoria, gli aumenti erano sul dieci 
per cento, e che quindi sui tre livelli piu' bassi i sa- 
lari sono quasi uguali. Soprattutto le donne e gli 
operai delle catene di montaggio hanno avuto gli 
aumenti piu' consistenti. Allora, fino a sei settimane 
fa, nelle fabbriche dove lavoriamo o con cui siamo 
in contatto, gli operai non avevano voglia di lottare 
quest'anno perche' dicevano "avremo comunque il 
cinque / sei per cento di aumento, non ci sentiamo 
molto forti, meglio evitare lo sciopero". Quando poi 
hanno visto l'esempio degli operai e degli impiegati 


31 





dei servizi pubblici, ne hanno un po' ripreso gli 
umori e negli ultimi tempi la situazione nelle fab- 
briche e' diventata piu' combattiva. Volevano 
scioperare: "se i padroni non ci danno quello che 
chiediamo, vogliamo lo sciopero!" Per la prima 
volta dopo la guerra anche a Berlino in tutte le 
fabbriche i voti erano per lo sciopero. Era la prima 
volta che il sindacato metalmeccanico (IG Metall) 
avrebbe fatto uno sciopero a Berlino. 

Penso che in questa situazione, quando si e' vista 
la crisi verticale del sindacato dei servizi pubblici 
(OeTV) perche' alla fine dello sciopero non era in 
grado di frenare gli operai, c'erano diverse situa- 
zioni in cui i lavoratori continuavano a scioperare 
nonostante il vertice sindacale avesse detto "basta, 
abbiamo raggiunto l'obbiettivo", vedendo questo, il 
sindacato metalmeccanico aveva proprio paura a 
dare il via allo sciopero. Erano costretti a contrat- 
tare fino aH'ultimo minuto per trovare una solu- 
zione. La soluzione che hanno trovato ci dara' 
grandi possibilità' di lavoro politico nel futuro. 
Adesso gli aumenti ci sono, sono tutto sommato 
quasi sul sei per cento ma già' in autunno tutti gli 
aumenti saranno mangiati dall'inflazione e dalle 
nuove tasse. E poi il sindacato, facendo questo 
accordo per ventun mesi, quasi due anni, si e' 
messo fuori gioco. Cosi' gli operai, se vogliono ar- 
rivare ad aumenti piu' sostanziosi, devono lottare 
loro, in prima persona. Quello che abbiamo di- 
scusso qui, e' che, se gli operai adesso avessero 
dovuto scioperare, l'avrebbero fatto. Cera questa 
volontà'. Penso che la situazione a livello operaio 
stia migliorando, lo si può' sentire dappertutto. Lo 
shock della riunificazione sta passando, la situa- 
zione nelle fabbriche e nella società' in generale 
sta migliorando. 

R.O.d'U.: una cosa che ha fatto molto scalpore in 
Italia, e' stato il risultato del referendum tra gli 
iscritti al sindacato nel settore dei pubblici servizi, 
che ha visto la vittoria del No all'accordo. Dopo 
questo No, qua!' e' la situazione tra i lavoratori 
pubblici ? 

W.: bisogna capire che la OeTV e' l'unico sinda- 
cato in cui ci vuole piu' del 50% dei voti per ap- 
provare un accordo e chiudere lo sciopero. Per tutti 
gli altri sindacati bastano percentuali piu' basse. 
Tra i metalmeccanici basta il 25% dei voti, tra i 
ferrovieri basta il 30% eccetera, eccetera. Detto 
questo, il voto non e' tanto basso, e' tradizione che 
il sindacato metalmeccanico chiuda un accordo 
con percentuali sul 40% dei Si'. L'unica cosa strana 
e' che la OeTV abbia ancora questi meccanismi di 
consenso "abbastanza democratici". Ma comunque 
e' stato visto da tutti quanti come una crisi verticale 
di questo sindacato. Solo che adesso, con la firma 


del contratto dei metalmeccanici, questa crisi e' fi- 
nita perche' gli altri, quelli piu' forti cioè' i metal- 
meccanici, hanno fatto questo accordo. E allora su 
questo punto i sindacati si sono salvati. Prima 
erano proprio sul punto di crollare. 

Ma nel settore metalmeccanico, con questo con- 
tratto il sindacato si e' messo fuori gioco. Se gli 
operai vogliono di piu', devono impegnarsi loro, in 
prima persona. E, se abbiamo capito bene, la si- 
tuazione ha già' cominciato a cambiare. 

Per voi in Italia non e' facile capire questo shock 
della riunificazione. Tra l''87 e la fine dell''89 le lotte 
operaie sono cresciute in Germania, poi col '90 c'e' 
stato questo shock, la gente non sapeva come 
andare avanti. C'era la paura che "adesso ven- 
gono tutti quanti dall'Est a fare il nostro stesso la- 
voro per meta' del salario". Questa fase si e' 
adesso consumata, la gente capisce che si può' 
lottare, che si può' andare avanti. Poi, nel settore 
pubblico erano diciotto anni che non c'erano scio- 
peri, per interi settori di forza lavoro era addirittura 
la prima esperienza di sciopero. Questo sciopero 
ha raccolto ovunque una forte simpatia in tutta la 
classe. Una simpatia anche piu' alta degli "anni 
gloriosi", dell'autunno caldo tedesco dei primi anni 
'70. Gli operai hanno visto che questo sciopero era 
giusto, che potevano e dovevano vincere. Tutto 
sommato possiamo dire che la lotta di classe in 
Germania e' ricominciata, dopo questo shock della 
riunificazione. 


3 File : STRIKE.ITA 


Francoforte 12.5.92 

SCIOPERI NELLA GERMANIA OCCIDENTALE 

PRIMAVERA 1992 

Dopo gli scioperi in parte molto forti nella 
germania orientale come a Rostock dove per 
esempio i lavotaori dei cantieri navali occupavano il 
terreno dell'azienda o i minatori di Tharingen (sic.?) 
che facevano blocchi stradali in diverse zone ora 
scioperano vari settori nell ovest. 

In primo luogo i bancari in aprile. 
Chiedevano un rialzo del salario del 10%. 

Dicevano: "le banche hanno fatto un 
enorme profitto l'anno scorso e noi vogliamo una 
fetta della torta". Era la prima volta dagli anni 70 
che hanno scioperato. Era uno sciopero attivo. I 
dipendenti sia nelle sedi che ai filiali hanno aderito. 
Almeno il 50% erano donne soprattutto apparte- 
nenti alle categorie di piu' basso redditto. Molti non 
tesserati sindacali. Per molti era un divertimento 


32 




vedere i loro capi lavorare. A Francoforte per quasi 
una settimana intera hanno fatto piccole manife- 
stazioni. Il risultato relativamente cattivo del 6,4% 
non gli ha turbato. Uno dei punti piu' importanti era 
fare una nuova esperienza collettiva di lotta. La 
maggior parte dei non-tesserati non hanno aderito 
al sindacato perche' ne erano contro per principio 
non perche' la spesa e' troppa e perche' il sinda- 
cato non vuole organizzarli perche' stanno già' 
pensando al futuro quando saranno licenziati que- 
sti dipendenti. Cercano di organizzare i giovani che 
vogliono fare carriera. Una critica rivolta ai sinda- 
cati e' che hanno iniziato troppo presto con lo 
sciopero. 

Dopo due settimane avrebbero scioperato insieme 
alla nettezza urbana. 

Il governo e i padroni hanno detto che i 
dipendenti non dovrebbero esigere troppo perche' i 
soldi servono per i lavoratori della Germania 
orientale workers. Non regge. Da una parte i lavo- 
ratori della Germania occidentale non gliene frega 
niente del collega dell'est e dall'altra i profitti come 
quelli delle banche vengono investiti nell'est il che 
vuole dire che i dipendenti occidentali devono 
cambiare luogo di lavoro e andare verso est. 
Significava piu' lavoro per gli occidentali. 

Il prossimo settore era quello pubblico: 
nettezza urbana, metro', tram, autobus, S-bahn, 
insegnanti, bidelli (Hausmeister), portieri negli 
ospedali, vigili del fuoco. Non si può' elencarli tutti 
perche' nelle diverse citta' sono stati diversi i settori 
in agitazione. 

Ad esempio, a Francoforte gli insegnanti 
volevano scioperare ma la sede centrale del sin- 
dacato non l'ha permesso. 

I vigili del fuoco dell'aereoporto di 
Francoforte hanno scioperato in 30 e hanno bloc- 
cato il traffico per un intera giornata. Alcuni inse- 
gnanti hanno portato gli allievi all'aereoporto per 
farli vedere lo sciopero. 

Anche la posta ha fatto sciopero. 

Quindi c'erano molti scioperi in contempo- 
ranea. Sono 1 0 anni che una cosa del genere non 
e' successo. 

E i sindacati - dai quali non te l'aspetti - 
parlavano dell'unita' dei lavoratori. 

Hanno pagato ia paghetta dello sciopero 
dal primo giorno. Di solito bisogna essere tesserati 
già' da tre mesi prima di accedere a questo aiuto 
quindi molti hanno aderito al sindacato dei lavora- 
tori postali. Dicevano, se volete i soldi tornate dopo 
tre ore al picket e allora vi diamo il timbro. 20-30 
lavoratori hanno presidiato il servizio pacchi a 
Francoforte dove lavorano circa 3000 persone. 
Avevano una tenda e hanno presidiato il luogo per 


tutta la notte. Nel pomerriggio un concerto dal vivo 
di musica turca. 

Nei giornali ho letto che alcuni ferrovieri 
hanno deragliato un treno e hanno bloccato il traf- 
fico per mezz'ora. 

A Francoforte si era indetta una manife- 
stazione da 5 quartieri fino al municipio. Ne ho vi- 
sto alcuni. Cerano 500 partecipanti a ciascuna. 
Non penso che sia un grosso numero. Durante la 
notte il governo e i capi hanno deciso un aumento 
del 5,4%. 

Alla posta ho visto uno slogan: "Non basta! 
Vogliamo un salario equo". 

Alcuni dettagli interessanti dei giornali te- 
deschi. Il settimanale "Stern", rivista socialdemo- 
cratica parlava di un'inflazione in aumento pari al 
18%. Hanno fatto un articolo su fare le spese e su 
quanto costano le cose veramente perche' il go- 
verno aveva detto che una serie di cose (p. es. 
computers) costano meno quest'anno. Hanno ci- 
tato altri esempi. Il "Bildzeitung", un quotidiano 
conservatore aveva un titolo che criticava il capo 
sindacale che diceva che il 5.4% non basta. "Taz", 
cosidetto quotidiano di sinistra diceva che lo scio- 
pero e' finito ma bisognava aspettare a mercoledi' 
13. 

E' la base sindacale in Germania e deci- 
dere se uno sciopero deve continuare o meno e il 
51% 0 il 76% dei tesserati devono votare contro i 
padroni se vogliono continuare la lotta. Di solito 
questa consultazione non cambia i risultati. 

Quindi puoi cominciare a speculare sulla 
faccenda: perche' e cosi' via. 

li "Bildzeitung" non vuole una vittoria sin- 
dacale. "Stern" e i socialdemocratici vogliono 
prendere il potere. 

Alcuni compagni che lavorano in ospedale 
si chiedono perche' i sindacati chiedono uno 
sciopero in comune. Nei loro luoghi di lavoro i di- 
pendenti erano meno attivi rispetto a qualche anno 
fa quando c'era almeno un movimento indipen- 
dente aH'interno degli ospedali. Temono di perdere 
tutti gli iscritti? Oppure la situazione negli ospedali 
costituisce un caso particolare e in altre situazionio 
i lavoratori sono arrabbiati e devono farci qualcosa 
a causa delle reazioni delia base dei dipendenti 
bancari? 

i metalmeccanici sono i prossimi a con- 
trattare. Anche prima dei negoziati i capi avevano 
annunciato una dura battaglia. Una settimana fa 
alla Opel (GM) di Asseisheim (sic.?) gli operai 
hanno fatto uno sciopero di solidarietà' durato un 
giorno. I padroni hanno annunciato licenziamenti di 
massa per i prossimi anni 

A Francoforte in 6 su 8 aziende, la base ha 
deciso di chiedere una cifra di base e non un per- 


33 



centuale. L'alta perceentuale e' buono solo per le 
categorie di redditto superiori. 

li sindacato metalmeccanico, la ig-metall 
ha deciso di chiedere il 9,5%. 

Un'altra volta noterete la differenza tra il 
funzionario pagato di piu' e la base. La richiesta di 
una somma fissa e un principio delia politica lavo- 
rativa orientata verso la base. 

Come funziona il sindactato centrale: molte 
persone alla base che lavorano sodo per il sinda- 
cato senza paga. Molti sono adirrittura di sinistra. 
Ma sulle strategie importanti ci pensano i funzio- 
nari. P. es. a Francoforte l'anno scorso durante un 
grosso incontro, molti centinaia di insegnanti ed 
operatori sociali hanno deciso di chiedere una 
somma basilare. Anche l'amministrazione sinda^ 
cale locale ha aderito ma si e' rifiutato di sostenere 
la rivendicazione nella sede centrale. Quindi molti 
hanno o abbandonato il sindacato oppure si sono 
rifiutati di inscriversi. Altri vogliono fare nuovi sin- 
dacati. Alcuni dicono che ditero i 30 militanti ci 
sono migliaia di sostenitori. Quindi anche con 30 
militanti si può' fare un sindacato. 

Ho parlato delle manifestazioni a 
Francoforte. Non c'era grande solidarietà' da parte 
della sinistra radicale. Ci sono solo pochi gruppi 
che ancora si occupano delie lotte della classe dei 
lavoratori. Tra la gente I pareri sugli scioperi sono 
diversi. 

Alcuni andavano insieme in macchina 
quandi hanno scioperato gli autobus mentre altri 
sono restati a casa con la scusa dello sciopero i 
primi giorni. Le strade erano strapiene. Piu' tardi 
sembrava che i cittadini se ne erano abituati. Le 
strade erano piene di rifiuti per lo sciopero della 
nettezza urbana durata dieci giorni. Scioperavano 
in modo che la gente non poteva portare i rifiuti in 
macchina allo scarico. Era incolto vedere le mon^ 
tagne di rifiuti in citta'. Il giorno dopo la fine dello 
sciopero c'e' stato il caos per la quantità' di mac- 
chine. L'atmosfera in citta' era tranquilla e la gente 
non era piena di risentimento per lo sciopero. 

Altra discussione: uno sciopero non lo si fa 
solo per i soldi. E' un momento di dialogo, per 
esempio per discutere l'istruzione, le vacanze. Hai 
il diritto di prendere 5 gg ogni anno proprio per 
questo Ma solo il 3% fa questo tipo di "break". Se il 
50% lo farebbe alle aziende costerebbe molto di 
piu' che non l'aumento dei salari. 


4 File : SCIOPERO.DOC 


LOTTA DI CLASSE! 

Nel corso degli anni che sono seguiti alla più 
grande dimostrazione di forza deirimperialismo dai 
tempi della guerra del Vietnam, le forze imperialiste 
stanno affrontando il silenzio più mortale, ignorate 
e scosse dalla forza della crisi: la classe operaia. 

Le forze del capitalismo sono in debito come mai 
prima d'ora, e la classe lavoratrice è riluttante a 
pagare. Al contrario, la crisi dell' impiego ha rag- 
giunto il Giappone. Negli Stati Uniti sono riapparsi 
gli espropri proletari, in Germania si sta verificando 
il più grande sciopero sindacale da vent'anni a 
questa parte. 

Le strutture dell'establishment politico sono in pro- 
fonda crisi ovunque, il capitalismo di stato dei 
paesi dell'est è crollato per primo, ma la 
"democrazia parlamentare" non si trova in migliori 
condizioni. La popolazione non ripone assoluta- 
mente più fiducia nei "boss" dei sindacati, dei partiti 
politici e dei governi. Contemporaneamente, ogni 
tentativo di vertenza salariale o simili tentativi di 
misure di “democratizzazione", sembrano essere 
sul punto di andare fuori corso. 

"Dopo 1 1 giorni di sciopero, i nostri membri hanno 
pensato di poter ottenere qualsiasi cosa voles- 
sero." (Wulf-Mathles). 

Sembra che la classe operaia tedesca abbia su- 
perato lo "shock della riunificazione". Il nemico co- 
mune è ormai palese, la gente sta imparando l'uno 
dall'altro. Si sono verificati I primi scioperi di solida- 
rietà. La "comprensione estesa" per lo sciopero 
della OTV dimostra che la classe operaia ha preso 
coscienza, che non si tratta più di una questione di 
"tute blu" contro "colletti bianchi", i dattilografi 
odiano ogni attimo del loro lavoro tanto quanto gli 
operai della catena di montaggio, e gli addetti alle 
pulizie hanno visto i bancari scioperare. 
Contemporaneamente, i giovani stanno ricomin- 
ciando a muoversi. La capacità del capitalismo di 
integrare ha raggiunto il suo limite nel momento 
apparentemente più alto del suo trionfo storico (la 
vittoria sulla rivoluzione d' ottobre). Il "modello te- 
desco" attinse la sua stabilità dall'abilità di assor- 
bire le tensioni di classe e la pressione dei movi- 
menti sociali tramite le riforme. Oggigiorno ciò è 
possibile solo finanziariamente, a "livello europeo". 
L'unificazione d'Europa sta assumendo dei risvolti 
imprevisti. Ma noi non crediamo in una teoria di 
"autodistruzione" del capitalismo. Il capitalismo non 
potrà essere che sconfitto, se emergerà una forza 
rivoluzionaria che sia forte a sufficienza per svi- 
luppare le sue proprie utopie, nuove forme di co- 


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municazione interpersonale e un nuovo rapporto 
con la natura. A causa di tutto ciò che la classe 
operaia ha rifiutato in anni recenti (nazionalismo, 
autosfruttamento e la serie di scioperi sindacali), il 
capitale è stato gettato nella crisi, ora la questione 
dev'essere considerata da un'altra direzione, quella 
della rivoluzione. 

I rivoltosi statunitensi hanno dimostrato di posse- 
dere grande amore per la vita e significato sociale. 
Hanno risposto colpo su colpo alla meda razzista 
ed all'economia della droga nei ghetti. Questo 
chiaro "NO" al capitalismo, scaturito in uno dei suoi 
centri più importanti, ha avuto risonanza mondiale. 
E' forse l'inizio di una nuova fase di lotta della 
classe operaia, come fu la rivolta di Watts del '65? 
Lo stato può tentare di risolvere la sua crisi finan- 
ziaria soltanto scaricando i costi sulle spalle della 
classe operaia: ulteriori tasse ed aumenti dei costi 
sono previsti a breve termine. Quali saranno le 
forme della resistenza contro di essi? Rivolta con- 
tro la Poll-Tax in Germania? la "rivolta per il pane" 
come a Gennaio in Italia? Vedremo! 

Forse, quando questo numero sarà uscito, la mic- 
cia sarà stata accesa nelle fabbriche meccaniche. 
La IG Metall sta subendo la stessa pressione della 
OTV, ma ha comunque una composizione chiara- 
mente più militante... 

In ogni caso, i pesanti anni ottanta sono passati. E 
se ci saranno scioperi nell'editoria e nelle industrie 
metalmeccaniche, così poco, dopo i movimenti di 
sciopero nel settore bancario e nei servizi pubblici, 
molte nuove vertenze potrebbero sorgere 
quest'estate molto velocemente ed in forma pra- 
tica. 

Sono crollati molti miti riguardo la sinistra, così 
come è stato dimostrato dalle dichiarazioni di 
scioglimento delle Cellule Rivoluzionarie. Ciò potrà 
far scaturire molte discussioni o potrà spingere 
sempre più persone ad analizzare cosa accade 
attorno a noi. 

Ne varrà la pena! 


LO SCIOPERO COME SPETTACOLO 

Mai, prima della vertenza salariale della OTV agli 
inizi di maggio, uno sciopero è stato un evento "da 
media". 

Con questi mezzi è stata presentata un'immagine 
di sconvolgimento della vita pubblica: stazioni della 
metropolitana deserte, posta mai consegnata, ae- 
roporti bloccati. 

Chiunque abbia tentato di osservare più attenta- 
mente 0 di parlare con gli scioperanti, ha subito 
scoperto che i veri soggetti dello sciopero, i lavo- 
ratori, erano perlopiù assenti dallo sciopero. I me- 


dia hanno caratterizzato l'evento nella stessa ma- 
niera: "Sciopero: una donna contro il cancelliere." 
titolava lo Stern; "Tutto è fermo a causa della po- 
tente volontà di Monika" scherzava un reporter ra- 
diofonico. 

Noi non vogliamo presentare un'immagine falsa- 
mente unitaria dello sciopero. 

In alcune aree e città c'è stata un'attiva partecipa- 
zione allo sciopero, azioni sovversive da parte 
della popolazione, per la quale l'idea di uno scio- 
pero sindacale era banale. In molti posti di lavoro 
parlare di sciopero è ridiventata una cosa normale. 
Molte esperienze -specialmente in settori in cui lo 
sciopero non era una pratica diffusa, come ad 
esempio nel settore bancario- hanno favorito un 
nuovo entusiasmo nello sciopero. Ma sembra che 
qui ci fosse ben poca attività di base. Forse ciò è 
successo laddove gli scioperanti venivano vessati 
dai datori di lavoro e c'era bisogno di molto di più 
che non la mera esecuzione di istruzioni ordinata 
dai funzionari del sindacato. In queste circostanze, 
lo sciopero condusse ad un'esperienza di supera- 
mento delle norme. Gli scioperanti ricevettero la 
comprensione della popolazione e dei lavoratori, 
anche se per alcuni ciò si rivelò essere una circo- 
stanza totalmente inattesa. Non era soiamente il 
loro sciopero. Come si desume dalle relazioni di 
alcuni lavoratori a riguardo delle modalità delio 
sciopero, queste erano nella maggior parte dei casi 
le stesse: venivano accolti all'entrata del posto dì 
lavoro dai rappresentanti sindacali (che loro 
spesso non conoscevano), che comunicavano loro 
che ci sarebbe stato uno sciopero quel giorno. I 
lavoratori dovevano recarsi poi all'ufficio sindacale 
0 in piazza, per firmare per la loro paga per lo 
sciopero. Poi, potevamo o dovevamo andare a 
casa. Perciò i lavoratori stessi avevano poca riso- 
nanza nel pubblico. Se ci sono incontri, allora 
questi sono conferenze stampa organizzante dal 
sindacato per foto stilizzate o per servizi fotografici 
pilotati, per i quali gli scioperanti venivano indot- 
trinati come per un normale incontro di "staff". 
"Farei qualsiasi cosa per la paga dello, sciopero" 
disse un partecipante, è, come avere un altro capo 
per alcuni giorni, il sindacato." un altro commento. 
C'era raramente contatto tra gli scioperanti e la 
gente, anche quando gli scioperi sì svolgevano in 
settori che operano a contatto con la gente. 
Invece, leggiamo sui giornali della mattina soltanto 
avvisi apologetici, assolutamente non informativi. 
Questa situazione grottesca si è così dilatata che i 
lavoratori leggono sul giornale che ci sarà uno 
sciopero sul loro posto di lavoro, ci si recano come 
indicato e, a causa dei problemi organizzativi dello 
sciopero, lavorano nonostante tutto. 


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SCIOPERO 

CHE NON DANNEGGIA L'ECONOMIA 

Il piano di sciopero della OTV avrebbe dovuto 
bloccare settori chiave dei servizi pubblici, come i 
mezzi di trasporto, la raccolta dei rifiuti urbani, gli 
aeroporti, senza dover rischiare la partecipazione 
attiva e di massa dei lavoratori. Così, per esempio, 
gli aeroporti sono stati penalizzati da uno sciopero 
degli addetti alla sicurezza aeroportuali, le scuole 
sono rimaste chiuse perché i bidelli erano in scio- 
pero e non hanno aperto le condutture dell'acqua. 
Inoltre, la nettezza urbana e i mezzi di trasporto 
sono tradizionalmente settori fortemente sindaca- 
lista, dove lo sciopero può essere portato avanti. 
Così come questi, anche nuovi settori sono entrati 
in sciopero, settori in cui lo sciopero non aveva 
avuto finora storia. Cera comunque il problema per 
il sindacato, di settori che negli ultimi anni hanno 
agito autonomamente (ospedali, parte della 
scuola). 

D'altro canto, l'OTV assicurava, il minor danno 
possibile era stato fatto, il che significa non dan- 
neggiare la vita economica. Nel servizio postale, 
per esempio, la posta d'affari veniva consegnata 
per prima. Un blocco del traffico del trasporto merci 
ferroviario, del servizio di distribuzione deli'energia 
elettrica o delle telecomunicazioni avrebbe potuto 
penalizzare ampie parti dell'Industria manifattu- 
riera, ma così non è stato. 


LO SCIOPERO SENZA I LAVORATORI 

In questo sciopero, i lavoratori non hanno la misura 
del loro potere, non c'è l'inizio della capacità di 
organizzazione e agire autonomamente. 
"Organizzazione"- questa è l'istituzione OTV, che, 
attraverso il voto degli scioperanti ha ottenuto solo 
la legittimazione, il permesso di scioperare, ma 
che, come sempre decide da sola se lo sciopero 
verrà fatto o no. Secondo il loro statuto, il voto non 
obbliga i comitati esecutivi sindacali a non far 
niente, un voto per lo sciopero non significa che ci 
sarà davvero uno sciopero. E la forza-lavoro non 
ha il diritto di decidere da sola se scioperare o 
meno. Questo è il democratico "diritto allo scio- 
pero" tedesco, che viene ora sbandierato come un 
ideale appartenente a tutta l'Europa. 

L'OTV sapeva sin dall'inizio che lo sciopero com- 
porta dei rischi di per se stesso, che causa aspet- 
tative e rimescola le emozioni, che il sindacato può 
forse non essere più in grado di controllare. Ma in 
questo sciopero il sindacato era ancora in grado di 
controllarle, anche se in alcune città e dipartimenti 


il lavoro non era stato ripreso così velocemente 
come raccomandato. Il risultato del voto - 56% 
contro l'accettare l'aumento salariale del 5.4% - 
conferma quest'analisi. Se lo sciopero fosse real- 
mente appartenuto ai lavoratori stessi, allora il 
sindacato non sarebbe stato in grado di sopraffare 
il voto in maniera così sfacciata. Ciò dimostra, 
come con lo sciopero delle acciaierie, che peraltro 
non è mai iniziato, l'alienazione di questi scioperi 
dai lavoratori stessi, il comportamento dei capi del 
sindacato causa diffuso malcontento, ma nulla 
viene fatto perchè i lavoratori possano riprendere il 
controllo degli scioperi nelle loro mani. 


SCIOPERO: UN FENOMENO NATURALE 

La faccia pubblica delle città è cambiata a causa 
delio sciopero dei mezzi pubblici. Si poteva vedere 
uno sciopero che difficilmente poteva essere con- 
siderato come un movimento dei lavoratori. Lo 
sciopero sembrava più che altro un fenomeno na- 
turale del quale nessuno poteva essere ritenuto 
responsabile. Ciò non era solo dovuto all'assenza 
in piazza di lavoratori militanti. Oltre a ciò, c'era la 
sensazione giusta e corretta, che questo sciopero 
fosse solo una parte di una crisi economico-poli- 
tica complessiva, che si è presentata durante gli 
ultimi quattro anni. Questa crisi è stata descritta dai 
media sin dall'inizio dell'anno soprattutto come una 
questione di "chi pagherà per la riunificazione?". 
La stampa ci ha raccontato che questo sciopero è, 
più che altro una questione di 25 DM più o meno, 
ma tutti sanno che questa è solo la causa superfi- 
ciale. Grandi numeri di persone capiscono che la 
questione reale è "chi deve tirare avanti la ba- 
racca" finanziariamente, quanto la gente comune 
deve sacrificarsi , e associa allo sciopero la spe- 
ranza di essere in grado di combattere questo 
saccheggio. Ma lo sciopero come uno spettacolo 
dovrebbe avere provocato il contrario: la dimostra- 
zione che non c'è più nulla da condividere, che da 
ora in poi bisogna iniziare a risparmiare e inoltre 
che lottare non ha più alcun senso. (...) Forse so- 
prattutto per questo motivo, era necessario uno 
sciopero insolitamente lungo per il servizio pub- 
blico, anche se ciò comporta il pericolo per i sin- 
dacati di perdere controllo. 


CRISI DI GOVERNO E WELFARE STATE 

Proprio questo rende lo sciopero importante per il 
sindacato. Dopo la fine dello sciopero del servizio 
pubbiico un portavoce governativo ha spiegato 
che, con il rifiuto delle proposte di compromesso. 


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hanno consapevoinìente rischiato lo sciopero, così 
da rendere ben chiaro che non ci sono più soldi. 
Questa crisi è vista chiaramente tramite dati eco- 
nomici fondamentali: dopo la riunificazione il go- 
verno ha promesso che nella germania unita tutti 
sarebbero stati meglio - ovviamente il governo 
tenne conto a quei tempi dei limiti del sentimento 
nazionale - e ha tentato di supportare questa teo- 
ria con guadagni materiali. 

Fino ad ora la costruzione di una più grande eco- 
nomia tedesca, così strombazzata in un'orgia di 
sentimento nazionale non è cominciata, piuttosto il 
welfare state è rimasto intatto: da una istituzione 
capitalista, intesa a garantire pace sociale e la 
capacità di lavorare, fino a divenire una grande 
macchina di mantenimento e di ridistribuzione. I 
nuovi schemi legali, come il lavoro a tempo deter- 
minato di uno 0 due anni, prepensionamento a 55 
anni, molti progetti di creazione di lavoro auto- 
amministrato (ABM), non sono stati fatti per riunire 
un'intera classe lavoratrice, spezzata recente- 
mente dal capitalismo ad economia pianificata, al 
lavoro produttivo salariato. Dopo la vittoria eletto- 
rale di KohI si è visto chiaramente come si rite- 
nesse che la classe operaia occidentale mettesse 
la sua "prontezza lavorativa" al servizio di questo 
progetto. Una classe operaia, che ha riportato le 
sue rivendicazioni nei confronti delle dichiarazioni 
del cancelliere riguardanti il suo vantato "più lungo 
boom nella storia del dopoguerra". Ci sono delle 
ragioni che spiegano come mai sia così difficile per 
le autorità politiche fare suggerimenti, che possano 
essere messi in pratica - ricordatevi di tutto Io 
sproloquio riguardante l'estensione delle ore lavo- 
rative settimanali, l'irrigidimento delle regolamen- 
tazioni della cassa-malattia (Karenztage), tagli 
nelle paghe ministeriali, etc.- che colpiscono più in 
profondità che non una debacle puramente finan- 
ziaria. Tutte le istituzioni di questa società ed il loro 
ruolo da mediatori sono cadute in crisi. Le difficoltà 
divennero ovvie quando contemporaneamente 
all'inizio dello sciopero nel settore pubblico si 
sommarono le dimissioni di Genscher, che porta- 
rono ad una crisi dei parliti governativi. La nuova 
pressione mirata ad ottenere dei cambiamenti, che 
ha trovato il suo simbolo nella fine delle dittature 
capitaliste di stato, non si ferma dinanzi alle istitu- 
zioni occidentali di una dittatura statale del capi- 
tale. (...) Le argomentazioni che per anni hanno 
legittimato la superiorità morale deH'"occidente li- 
bero" nei confronti dei paesi dell'est, non esiste 
più, e, a causa di ciò, come degli attenti osservatori 
conservatori hanno per un certo periodo predetto e 
avvisato, che l'intero sistema democratico potrebbe 
cadere in crisi. 


Il carattere oppressivo e violento della struttura 
sociale occidentale, può essere adesso osservato 
chiaramente. (...) 


QUATTRO ANNI 

DI NUOVA PRESSIONE DI CLASSE 

Grosse, minacciose nuvole si stavano addensando 
durante l'autunno del 1989. I padroni predicevano 
"Cattive prospettive per i salari del 1990", le più 
grandi industrie avevano già cercato di auto-tute- 
larsi con pagamenti aggiuntivi in previsione delle 
minacciate richieste di salari straordinari. La pre- 
messa relativa era l'aggiustamento salariale con- 
cordato del 1987 nell'industria metalmeccanica, 
con un termine di tre anni, che era stato garantito 
ai lavoratori , minando i salari reali- la politica 
sindacale dei tagli nelle ore lavorative ha reso tutto 
ciò possibile. Se si dovesse credere alle cifre uffi- 
ciali, il livello reale dei salari si è sviluppato come 
segue: nel 1986 c'è stato per la prima volta dopo 
gli anni della crisi economica un altro aumento, del 
4,1%, poi uno dell'1,9% nell'1987 e del 2% nel 
1988. Nell'anno seguente i salari reali diminuirono 
dello 0,8%, nel 1990 aumentarono del 4,8% e nel 
1991 diminuirono dello 0,4%. 

Questo sviluppo nei salari reali corre parallelo alla 
situazione politica. Nel 1990, la crescita salariale 
era necessaria, lo stesso sindacato ha tentato di 
rimuovere il noioso soggetto dei "tagli all'orario di 
lavoro", ma ha preso in considerazione d'altro 
canto le conseguenze della riunificazione tedesca 
-che divenne reale a causa di eventi storici come il 
crollo del socialismo e la guerra del golfo. All'inizio 
del 1990, nel n'^49 di Wildcat, discutemmo detta- 
gliatamente la nuova pressione dei salari, e pro- 
ponemmo idee su come e se si sarebbero potute 
sviluppare la crescente "battaglia per i soldi". Poi 
scrivemmo: "In questo senso, ci sono possibilità 
nelle prossime vertenze salariali per la lotta di 
classe, ma solo se i lavoratori svilupperanno le loro 
organizzazioni ed il loro potere." 

L'ondata attuale di scioperi è un esempio di come 
tutto questo possa essere stato prevenuto sinora. 

Le concessioni nella politica salariale sono ad ogni 
modo necessarie- perlomeno a causa della situa- 
zione nel mercato del lavoro: in molti settori mal- 
pagati, è difficile procurarsi lavoro. 

Per i lavoratori specializzati, un lavoro nei servizi 
pubblici non è interessante, a causa del salario che 
è miserabile, paragonato a quello dell'industria. Ma 
la speranza che la potenzialità dei mercato della 
germania orientale avrebbe colmato quel divario 
non si è avverata su scala sufficiente. In molti set- 


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tori meno importanti i salari si assestarono ad un 
"alto" livello, se paragonati a quelli deH'industria 
dell'acciaio: l'industria del legno si è attestata sul 
6,95% dopo un suggerimento di compromesso del 
6,2%, l'industria meccanica nel NRW (Westfalia 
Nord-Renania) 7,1%, presentato ai tempi come un 
miglioramento strutturale, l'industria alimentare 
nell'Essen e in Renania 8,02, l'industria calzatu- 
riera del 7,05 ed attualmente durante gli scioperi 
dell'OTV l'industria della distribuzione nel NRW si è 
assestata sul 5,9%. 

E nell'est stesso non è possibile al momento re- 
spingere la pressione salariale o legare i salari 
crescenti ad una crescita corrispondente 
all'intensità del lavoro. Il sindacato deve enfatiz- 
zare la sua domanda per un veloce livellamento 
dei salari occidentali ed orientali, con un linguaggio 
molto radicale. Allo stesso tempo in molti settori 
dove il sindacato non ha influenza, oppure le pro- 
spettive di lotta sono scarse, i salari occidentali, 
che già sono miserabili, vengono tagliati (...) 


LA CRISI DEL SINDACALISMO 

Per essere in grado di continuare il loro ruolo di 
"pacificatori", per i sindacati era importante ripulire 
la loro immagine con dei gesti militanti. Lo sciopero 
era inteso per risparmiare parte della reputazione 
del sindacato che era stata persa a causa 
dell'Inattività di fronte all'aumento delle tasse dello 
scorso anno. Solo in questo modo il sindacato può 
mantenere il controllo nei momenti critici. Non è 
fuori questione sospettare un complotto tra padroni 
e sindacati, per spacciare gli scioperi come un 
azione emergenziale comune per assicurare la 
stabilità del sindacato. La perdita di influenza dei 
sindacati tedeschi non è così facilmente parago- 
nabile a quella dei tormentati sindacati italiani e 
francesi. I sette anni di vacche grasse del boom 
sono stati anche sette anni senza grandi scioperi. I 
giornali parlano di una "perdita dell'identità sinda- 
cale durante gli anni '80" e discutono sul com- 
prendere il ruolo degli scioperi come un avviso per 
i nuovi membri (...) 


In germanio gli scioperi sindacali sono scioperi 
pagati, cioè un iscritto al sindacato riceve una 
"paga dello sciopero" pari al 60-70% del salario 
normale. Per prevenire lo sfruttamento a breve 
termine del sindacato in previsione di possibili 
scioperi, le regole sindacali prevedono il paga- 
mento della paga dello sciopero solo per persone 
già iscritte da mesi al sindacato. Ma in pratica, ciò 
resta solo sulla carta, poiché i sindacalisti sono ben 


felici di guadagnarsi nuovi membri attraverso lo 
sciopero. Così, i rappresentanti sindacali erano 
orgogliosi di annunciare un'ondata di nuove iscri- 
zioni. Ovviamente, a questi nuovi membri è stata 
subito concessa la paga dello sciopero. Dopo 
l'assestamento salariale, l'OTV ha annunciato che 
aveva ricevuto 50.000 nuove iscrizioni al sinda- 
cato- probabilmente ce ne saranno ancora di più, 
molti moduli di iscrizione arriveranno in ritardo a 
causa dello sciopero delle poste. 


Naturalmente, la crisi del sindacalismo ha scavato 
più in profondità di quanto lo sciopero possa 
compensare. Per anni i funzionari e i teorici sin- 
dacali hanno dibattuto i problemi dell'ln-dividuali- 
smo, della perdita della legittimità sindacale sul 
posto di lavoro, delle conseguenze delle nuove 
forme di organizzazione del lavoro (lavoro in team) 
e della loro influenza sul posto di lavoro. Lo scio- 
pero dimostra che comunque tutti i tentativi com- 
piuti finora per compensare questa perdita di in- 
fluenza sono falliti.(...) 

Per metterla in altri termini, i sindacati si sono al- 
lontanati sempre più dalle questioni sociali, attra- 
verso la loro "politica costruttiva ed umanizzante. 
La politica “costruttiva" dei tagli nell'erario lavora- 
tivo è stata subito smascherata come un accordo 
tra sindacato e padronato, poiché questa politica 
ha rappresentato il punto di partenza per arrivare 
all'orario lavorativo flessibile, all'estensione del 
tempo di apertura del posto di lavoro, a nuovi 
modelli di turni, etc.... 

Questa politica è uno dei motivi più importanti per 
cui la cosiddetta quota salariale - la relazione che 
intercorre tra il profitto padronale e il reddito dei 
lavoratori, forse il miglior indicatore dello sviluppo 
dell'intensità dello sfruttamento- è deteriorata nel 
corso degli anni ottanta: mentre i lavoratori hanno 
dovuto rinunciare ad un aumento del salario in 
cambio di un più corto orario lavorativo, il padro- 
nato era in grado di assicurare il suo profitto ad un 
aumento corrispondente all'intensità lavorativa. (...) 


QUALI SONO LE POSSIBIUTA' 

DI QUESTA CRISI? 

All'inizio di quest'anno, quando uno sciopero nel 
settore delle acciaierie sembrava possibile, molti lo 
vedevano come la speranza che il clima sociale 
globale potesse cambiare. I riformisti lo vedevano 
innanzi tutto come un modo per costruire un nuovo 
assettamento democratico. La lotta di classe per 
loro non rappresenta altro che una "battaglia per il 
bottino". 


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"La vertenza salariale di quest'anno che sta ora 
diventando una disputa lavorativa nel settore delle 
acciaierie, conferisce al conflitto sociale nella ger- 
mania occidentale (conflitto molto violento, ma a 
lungo soppresso ) una forma reale, concreta per 
ampi settori di popolazione e attraverso il voto e 
l'attiva partecipazione dei lavoratori, una forma 
democratica legittima. 

Ciò può soltanto essere una buona cosa per il 
clima pubblico nella germania ovest, dove il dibat- 
tito sui rifugiati e la xenofobia non si svolge più 
nell'ambito del dibattito socio-politico, ma invece la 
richiesta dei lavoratori salariati e dei loro sindacati 
per ottenere giustizia, richiesta decisa e formulata 
democraticamente. (TAZ, 1/2/1992) 

La formulazione, come cioè il conflitto dovrebbe 
avvenire in una "forma legittimata democratica- 
mente" è esattamente ciò che è alle spalle di que- 
sti scioperi: il conflitto deve rimanere nel contesto 
delle istituzioni democratiche così da non trasfor- 
marsi in niente altro, come ad esempio una rivolta 
0 una richiesta sempre più pressante di libera- 
zione. 

Lo sciopero ha ributtato all'esterno alcune que- 
stioni importanti. Per la prima volta in molti anni i 
lavoratori vengono visti nuovamente come una 
forza sociale che può ancora intervenire in una si- 
tuazione stagnante. L'idea dello sciopero è rien- 
trata a far parte del dibattito quotidiano. La com- 
prensione popolare era maggiore adesso che non 
quella dimostrata nei "favolosi" anni '70. 

In questa situazione contraddittoria il sindacato ha 
lasciato trapelare con gli scioperi dei settori pub- 
blici l'incessante sentimento popolare e rabbia so- 
ciale, e allo stesso tempo ha dimostrato ai lavora- 
tori la loro impotenza. Ciò è forse andato a carte 
quarantotto: molta gente ricomincia a chiedersi 
cosa possano fare loro stessi per cambiare tutta 
questa meda. Nonostante lo sciopero della OTV 
fosse molto controllato dall'alto, alcuni gruppi indi- 
viduali di lavoratori hanno tratto esperienza, co- 
scienza della loro posizione e fiducia in se stessi 
(come nello sciopero nel settore bancario). La cosa 
più importante di tutto ciò era che i lavoratori fos- 
sero veramente stanchi delle manovre del sinda- 
cato negli scioperi. (...) 

Il sindacato e il padronato pubblico/privato usci- 
rono da questo sciopero più danneggiati dei lavo- 
ratori. Si credeva che i lavoratori venissero fottuti, 
ma alla fine loro sono riusciti a fottere il sinda- 
cato. (...) 

Una possibilità è che direttamente dopo lo sciopero 
della OTV, gli scioperi sono iniziati nell'industria 
meccanica. Il fatto che il sindacato stia ricomin- 
ciando a scioperare dopo anni di silenzio, significa 
giocare con il fuoco, perché questo evidenzia ai 


lavoratori il luogo che racchiude il loro potere col- 
lettivo. 

Questo succede in un momento in cui i sindacati si 
stanno svendendo sino ad assumere il ruolo di 
avvocati sui posti di lavoro, che per i lavoratori si- 
gnifica una maggiore intensificazione del lavoro. Le 
contraddizioni diverranno sempre più profonde. 

Noi stessi possiamo partecipare allo sviluppo di un 
nuovo potere auto consapevole che sta già pren- 
dendo piede. Questi sono processi lenti e nascosti, 
ma è insito nella loro stessa natura la possibilità di 
trasformarsi immediatamente in rivolta. 


ECN MILANO 


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F.Ì.P. MI Leoncavallo 22 31.08.1992